Gli amici, bisogna saperli scegliere. Ce ne sono che ti mettono in imbarazzo: se sono i dittatori, si fanno cacciare da una rivolta popolare; e, se sono i ministri, si fanno comprare la casa e poi fanno gli gnorri, “Non lo sapevo”.ù

Ma ci sono quelli che non ti mollano mai e ti danno soddisfazioni: prendi Vladi, uno che ci sa fare con le donne, alla Mr B, e con gli oppositori – li mette in galera, o lascia che qualcuno li faccia fuori –; e che ha con il potere un rapporto senza ambiguità, vuole tenerselo. E, poi, parliamoci chiaro, dove finirebbe la Russia se lui, agente del Kgb e puro prodotto della più ortodossa scuola sovietica, uscisse di scena? Ma nelle mani dei comunisti, ovvio. E, allora, viva sempre Vladi e la sua interpretazione della democrazia dell’alternanza, che si riduce a una staffetta tra lui e un suo portaborse, molto trasparente. Beh, perché tutto vada davvero in porto ci sono di mezzo due elezioni, le politiche e le presidenziali, ma con lui premier e l’altro compare presidente, in attesa di scambiarsi i ruoli, il popolo non può che avallare le scelte ed essere contento. Vladimir Putin ha reso ieri ufficiale l’intenzione di reinstallarsi al Cremlino come presidente, dopo una pausa di quattro anni impostagli, con suo dispetto, da un pezzo di carta pomposamente chiamato Costituzione.

Il piano è questo. Putin, che è già stato presidente per due mandati dal 2000 al 2008 e che non poteva essere eletto una terza volta consecutiva, aveva passato il Cremlino al suo premier Dmitri Medvedev, assumendone nel frattempo il ruolo. Ora, si torna alla casella di partenza. Medvedev sarà il capolista del partito al potere Russia Unita alle elezioni legislative del 4 dicembre e poi, dopo le presidenziali di marzo, “lavorerà attivamente” al governo, cioè tornerà a fare il premier. E Putin sarà il candidato del partito alle presidenziali.

L’annuncio è stato fatto in occasione d’un congresso di Russia Unita a Mosca. Sullo sfondo, c’è un altro inghippo: una riforma costituzionale varata nel 2008 ha portato da quattro a sei anni i mandati presidenziali a partire dal 2012. Se eletto, Putin, che ha 58 anni, resterà dunque al Cremlino fino al 2018 e potrà esservi confermato un’altra volta, governando la Russia fino al 2024 e fino ai suoi 70 anni. E a quel punto Medvedev, che è giovane, con i suoi 46 anni, avrà ancora modo di dire la sua, sempre che ne abbia la forza e la capacità, perché lui, giurista di formazione, è stato “inventato” da Putin e deve al suo mentore tutta la sua carriera.

Al congresso di Russia Unita, l’annuncio è stato accolto in modo entusiastico. Medvedev ha parlato di “decisione lungamente meditata”. E Putin ha detto che, tra loro due, l’accordo c’era “da tempo” . Non che tutto sia sempre filato liscio, durante la coabitazione a ruoli invertiti, ma, evidentemente, i patti hanno retto (e, soprattutto, i rapporti di potere non sono cambiati). Uomo forte della Russia post sovietica dal 1999, quando divenne premier di un Boris Eltsin già minato dall’alcol e dalla malattia, Putin governa con il pugno di ferro: limita la libertà di stampa, riduce l’opposizione a un ruolo marginale, conduce in modo sanguinoso la guerra in Cecenia e quella al terrorismo.

Gli avversari considerano “una catastrofe per la Russia” un suo ritorno al Cremlino. Sul piano internazionale, Putin è più temuto che rispettato: ebbe rapporti prima buoni e poi freddi con Bush. Obama dialoga di più con Medvedev, ma dovrà adattarsi alla staffetta. Quanto a Mr B, lui in Russia casca sempre bene: Vladi e pure Dmitri sono amici suoi; e il letto di Putin, un regalo, è stato la scena di alcune delle sue imprese più citate. Nei verbali della magistratura.

da Il Fatto Quotidiano del 25 settembre 2011