Che cosa dobbiamo aspettare ancora? L’attacco a Telejato (il doppio attacco, quello della mafia mafiosa e quello del governo) non è certo il primo, né tocca solo Telejato. E’ trent’anni – per quanto mi riguarda – che facciamo giornali. Ed è trent’anni che ce li strozzano, in un modo o nell’altro, e ci lasciano in mezzo alla strada. Questa di Telejato è solo l’ultima puntata.

Può darsi che stavolta ci sia più fortuna. Può darsi che il governo che ora – strozzando le piccole tv – sta chiudendo Telejato l’anno prossimo non ci sia più, e che quello che verrà dopo di lui sia un po’ più civile. Va bene: intanto, dai candidati a questo futuro governo vorremmo sapere che cosa faranno, allora, per Telejato, e lo vorremmo sapere ora.

Ma non è questo il punto. Il punto è che non possiamo più andare avanti così, con loro che ogni tanto ci danno una sberla, noi che protestiamo indignati, e a volte riusciamo a rialzarci e a volte restiamo lì per terra. Il punto è che siamo troppo piccoli per questo mondo. E invece dovremmo essere grandi e grossi, e restituirgli ogni volta la sberla con gli interessi.

La cosa buffa è che in realtà, tutti insieme, grandi e grossi lo saremmo. Abbiamo i migliori giornalisti della Sicilia, i migliori autori video, i migliori fotografi, i migliori disegnatori e anche, non sempre ma abbastanza spesso, i migliori attivisti. Eppure restiamo qua a prender le botte.

Il problema è in quella parola “insieme”. Noi non l’abbiamo ancora capita, quella parola. Una volta c’era l’”insieme” dei cosiddetti comunisti, quaggiù in Sicilia, del partito dei contadini che insieme dovevano stare per forza. Ma non c’è più da secoli. E da allora l’”insieme” si è perduto.

Io sono vecchio oramai, non ce la faccio più ad aspettare. L’articolo che sto scrivendo, è un articolo sbagliato. Perché è su un giornale piccolo, che leggeranno in pochi. Invece potrebbe essere su un giornale grossissimo (non quelli dei padroni: a me di Repubblica e Corriere non me ne frega niente) e allora sì che farebbe veramente danno.

Oggigiorno, con internet, non ci vogliono miliardi per fare un giornale così. Basta mettersi “insieme”. Ai tempi di Peppino noi compagni eravamo arrivati prima di tutti a fare le radio private e altre cose moderne. Ma non eravamo “insieme”. Così Peppino (che era solo)  l’hanno ammazzato e poi le emittenti private se le sono fatte loro a modo loro e per i loro interessi, e così alla fine è arrivato Berlusconi.

Ma anche stavolta deve finire così? Io dico di no. Per questo, con altri amici, stiamo rifacendo qualcosa come i Siciliani. Un “insieme” visibile da lontano, buono per tutti noi antimafiosi, in cui ci possono star dentro tutti. A cominciare da Telejato.

Allora, solidarietà per Telejato, difendiamola. Ma anche, costruiamo “insieme” una cosa più grossa. Senza la quale, anche Telejato, Ucuntu e tutto il resto non possono resistere a lungo, è solo questione di tempo.

Ecco, la storia è questa. La stanno capendo i giovani, i vecchi – come al solito – no.

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Poscritto In Alto
(E Lei, signor Presidente? Caro Napolitano, Maniaci e i suoi lavorano per il Suo Paese e rischiano ogni giorno la pelle. La meritano una medaglia? O almeno un piccolo aiuto, tanto per continuare ad aiutarLa? O medaglie e belle parole arrivano solo dopo il funerale, come per Falcone, Fava e tutti gli altri? Io ci farei un pensierino, sarei anche disposto a firmarLe – se ne ha bisogno – un appello, e credo che come me lo farebbero molti altri intellettuali, siciliani e non, e giornalisti).