Un ‘No Tav Tour’ nelle principali città italiane, per spiegare le ragioni della Valle, senza mollare la presa sul “cantiere”. Dopo un’estate trascorsa tra proteste e scontri, il popolo No Tav ha inaugurato una nuova stagione di mobilitazioni all’insegna dello stop ai lanci di pietre e a ogni tipo di violenza. Riunito ieri a Villarfocchiardo, il movimento ha deciso di voltare pagina e rafforzare il consenso nel Paese. “Dobbiamo far capire che la nostra lotta si intreccia al malcontento generato dalla crisi economica – ha spiegato Alberto Perino, leader riconosciuto del movimento – Abbiamo ragioni comuni e la stessa rabbia”. Il tour lungo lo stivale partirà a metà ottobre e durerà un mese, cercando di creare nuove ‘alleanze’ sul territorio.

“Dobbiamo mostrarci allegri e non aver paura, anche così si resiste” ha detto un’attivista al microfono, con in mano un sacchetto contenente compresse di Maalox, cerotti e bende e la scritta “armi di distruzione di massa”. Il riferimento è alle due donne arrestate durante gli scontri del 9 settembre scorso e recentemente rilasciate. Eppure il clima si fa ogni giorno più teso e aumentano i segni di nervosismo da parte delle forze dell’ordine. L’inverno è alle porte e i tempi di avvio dei lavori sono destinati ad allungarsi, visto che non sono state rispettate le scadenze e manca l’accordo Italia-Francia sulla ripartizione dei costi. Ieri, i parlamentari del Pd Stefano Esposito ed Emanuele Fiano (responsabile sicurezza del partito) hanno chiesto al ministro Maroni di garantire attrezzature adeguate agli agenti in vista del freddo e “dell’imminente allargamento del cantiere”. I due esponenti invocano poi l’istituzione di un sito nazionale di interesse strategico, che comporterebbe “un opportuno inasprimento delle pene nei confronti di eventuali assalitori del cantiere che potrebbero così venire immediatamente arrestati”.

Tirare pietre è stato un errore, un autogol, ma quelle reti vanno tagliate”, ha detto Perino. Sul carattere della nuova strategia – nata nel coordinamento dei comitati cittadini – sembrano tutti d’accordo. Perfino Lele Rizzo, portavoce del centro sociale Askatasuna e promotore della “giornata del taglio”, secondo cui “dovremo essere in tanti, magari una domenica mattina, a volto scoperto e armati solo di cesoie”. Il diktat è uno solo: non ci dovranno essere atti di violenza, obbligatorio mantenere lo stesso autocontrollo dimostrato nella marcia da Giaglione a Chiomonte del 30 luglio scorso. Sulla riuscita e il carattere non violento della giornata, il movimento non ha alcun dubbio, tanto che intende invitare stampa e televisioni, chiamando ad esporsi anche personaggi in vista che hanno sostenuto pubblicamente la lotta dei valsusini.

Intanto, proseguono le iniziative in tutta la valle. Nel prossimo mese l’agenda è fittissima: teatro, musica, momenti di preghiera, cene di autofinanziamento, convegni, giornate sulla nonviolenza, partite a bocce e a carte davanti alle reti (anche di sera, perché i fari sono sempre accesi). E poi una due giorni per informare la cittadinanza, coinvolgendo il mondo della cultura. Nutrita sarà la partecipazione dei No Tav anche alla marcia per la pace Perugia-Assisi, dove per protesta non sfilerà il gonfalone della Regione Piemonte.

di Roberto Cuda