Una grave disattenzione da parte della preside di un istituto professionale della provincia di Bologna ha esposto gli alunni con problemi di dislessia al web. Come segnalato dal Corriere della sera, una circolare rivolta ai docenti contenente dati e informazioni dettagliate sulle rispettive patologie, finisce in rete. E con questa, i nomi dei 17 bimbi con Dsa.

“Al fine di diffondere alcune conoscenze di base circa i Dsa (disturbi specifici di apprendimento) e le indicazioni operative, che sarebbe opportuno adottare per arginarli […] si invitano tutti i docenti a prendere visione dell’elenco degli alunni segnalati da relativa documentazione, e si ricorda che occorre segnalare a verbale dei consigli di classi quali misure si adotteranno per sostenerli nel percorso didattico”. Questo è quanto recita la circolare inoltrata a ottobre dell’anno scorso dalla preside dell’istituto professionale della provincia di Bologna nella quale compaiono, oltre alle indicazioni operative a favore dei ragazzi dislessici, tutti i nomi dei bimbi affetti da Dsa, con tanto d’informazioni dettagliate riguardanti il disturbo, anche grave, di ciascun bimbo.

L’intento, come si evince dal testo, è probabilmente quello di divulgare una documentazione al fine di migliorare l’azione di sostegno nei confronti dei bimbi, ma non si sa come, la circolare finisce sul web. Una mancanza di attenzione grave, di cui la preside è stata chiamata a rispondere in Provveditorato proprio in queste ore, lasciando ancora senza risposta le motivazioni e le cause di un gesto così sprovveduto.

A denunciarla all’Associazione nazionale dislessia, è il papà di uno dei bimbi, che si ritrova davanti al delicato file che circola nella rete: “La mia compagna lavora nell’istruzione e stava compiendo una ricerca per uso professionale, quando si è trovata davanti a questo documento. Poi, per scrupolo, io sono andato su google, ho digitato il nome di mio figlio e al terzo risultato della ricerca compare mio figlio e il documento. Insieme a dati che per principio non dovrebbero essere pubblicati in nessun modo!”.

Chiamata a dare spiegazioni dal genitore seriamente sconcertato, la direttrice dell’istituto sperimentale, semi-pilota nella trattazione del disturbo, ha risposto che  probabilmente si è trattato di un errore di chi gestisce il loro sito, persona che pare non lavori più con loro, e “ha proposto di risolvere la cosa parlando – racconta il papà – ma cosa vogliamo risolvere parlando? Io non ce l’ho con la direttrice, non è niente di personale, questa persona si sta probabilmente giocando la carriera. Ma il principio è inderogabile quando si tratta dello sviluppo sereno dei bambini”.

Che certamente avranno già le loro dure prove da affrontare quotidianamente, senza bisogno di essere “segnalati” su un elenco. “Se questi ragazzi cercano di viverla in maniera neutrale, solare, e cercano di non abbattersi, che tipo di reazione avrebbero, se si trovassero di fronte a quella lista?”.

È un fatto di responsabilità, che poi è quello che ci si aspetterebbe dalla scuola. E il papà prosegue: “Bisogna impedire che queste cose abbiano un seguito e mettano in difficoltà ragazzi che già hanno difficoltà per conto loro, problemi involontari ai quali devono reagire col tempo.  Ora voglio capire se assieme agli altri genitori – se riesco a contattarli – si può fare un esposto in procura, perché non si può sempre dire lasciamo perdere. Perché queste gravi disattenzioni vanno a toccare quelle risorse del futuro che sono i figli”. Già, perché quanti sanno che la dislessia non è una malattia? Quanti non considerano una difficoltà dell’apprendimento una deficienza?. E dunque: “Quanto è discriminante questa pubblicazione? Quando mio figlio o uno di questi ragazzi dovesse cercare un lavoro, e l’azienda facesse una ricerca e trovasse questo documento, cosa accadrebbe?”.

Non a caso, per l’Associazione nazionale dislessia la lista è diventa “una vera e propria lista di proscrizione”, e può avere implicazioni psicologiche molto serie per bimbi che hanno già un rapporto più faticoso e delicato dei loro coetanei con le pretese del mondo. Genera sicuramente un forte impatto leggere: “Scariche parossistiche a cui corrispondono mioclonie palpebrali, del capo e della bocca” o   “riabilitazione del linguaggio con complicanze di balbuzie in stato emotivo di ansia” vicino al nome di un bimbo di seconda o terza elementare.

Cinquemila nella Provincia di Bologna, e un milione e mezzo di bimbi in tutta Italia che hanno bisogno di un pochino di attenzione in più per imparare a leggere o a fare i conti. E certo, in classi da 28 alunni non è facile, soprattutto se manca l’insegnante di sostegno.

“Le segnalazioni dalla mancata applicazione della legge in vigore a tutela dei bimbi con disturbi DSA purtroppo sono quotidiane – spiega Aldo Amori, dell’Associazione – dall’assenza degli strumenti compensativi, come per esempio può essere il libro digitale aperto (in versione pdf modificabile che consente al bimbo di agire sul testo e ascoltabile con sintesi vocale) – alla non applicazione dei criteri dispensativi, cioè esoneri dalle lingue, obbligo di utilizzo della calcolatrice per i discalculici e così via, fino ad arrivare addirittura alla mancanza dell’insegnante di sostegno”.

Quest’estate in Italia, ci sono stati trai 25 e i 30 casi di ricorsi amministrativi per bocciature ingiustificate. “ogni anno facciamo su territorio nazionale tra i cinque e i seicento corsi di formazione”. Ma evidentemente non basta a colmare la disattenzione.