Lanciata incautamente dall’assessora di sinistra di Firenze all’educazione e cavalcata dal Pdl fiorentino dopo il rinvenimento nel bagno di una scuola elementare di una educatrice (non un’insegnante, come hanno titolato giornali del calibro di Repubblica) in stato di overdose da eroina, la proposta di far eseguire test antidroga sugli insegnanti e gli educatori prima di assumerli desta perplessità in alcuni lettori che mi hanno scritto chiedendomi un parere.

Prima di cominciare, preciso che non ho mai fumato neppure uno spinello e non bevo alcoolici. Neppure lontanamente sono intrisa di quella che il pdl fiorentino definisce “pseudocultura sessantottina per cui la droga è uno ‘status symbol’ di libertinismo e ribellione“, ma sono molto lontana anche da Giovanardi e dai suoi “metodi” antidroga quanto da quei parlamentari che “si fanno” di cocaina quando vanno a prostitute e che le cronache ci hanno raccontato appartenere anche alla destra (di pensiero e di governo).

Se chiedo agli studenti di proteggere il loro cervello e la loro vita tenendosi lontani dalle droghe, non colpevolizzo tuttavia in modo generalizzato i tossicodipendenti, avendo conosciuto a scuola una varia umanità travagliata che andava dal piccolo spacciatore con retroterra di abbandono in tenera età e valzer tra le famiglie affidatarie, al ragazzo ribelle con fratelli tossicodipendenti che richiedevano tutta l’attenzione della madre abbandonata dal marito, dal ragazzo “fatto” di anabolizzanti per essere più pompato fisicamente al ragazzino inebetito dagli psicofarmaci prescritti dal medico per fargli “sopportare” l’aver visto la madre morire gettandosi dal balcone. So, quindi, che dietro tante tossicodipendenze ci sono persone provate dalla vita in modo talora insostenibile, se non vogliamo considerare la dipendenza come predisposizione genetica o malattia.

Nel merito del test ai docenti proposto dall’assessore Rosa Maria Di Giorgi e sostenuta dal Pdl fiorentino, sebbene io per prima mi preoccupi dei bambini affidati alle cure di personale eventualmente preda di alcool o droghe (ma non ricordo precedenti), penso che sottoporre al test in questione i docenti sia una cosa ridicola, come lo erano la radiografia al torace, il test della tubercolina e quello per le malattie veneree previste anni fa per gli aspiranti tali.

Il perchè è semplice: fare un test all’inizio del percorso di carriera non garantisce l’immunità dal problema nel seguito. Anzi, se un test tubercolare o relativo a malattie di natura infettiva poteva essere utile al docente stesso per dimostrare, in caso di contagio, di aver contratto la malattia successivamente, magari proprio a scuola, il test proposto dall’ineffabile assessora fiorentina non ha neppure questo pregio. Per non parlare dei metodi che possono essere messi in atto da chi non sia tossicodipendente ma riesca a “gestire” l’assunzione di droghe e possa quindi superare con esito negativo eventuali test antidroga. Oppure di coloro che debbono assumere droghe per cura e possono quindi rischiare invasioni nella loro privacy o viceversa possano usare tale giustificazione medica per nascondere un’altra dipendenza. Considerazioni valevoli anche qualora si decidesse di imporre un test periodico.

C’è poi l’aspetto legato al fatto che – come avveniva per la tubercolosi e le malattie veneree – l’utenza (genitori compresi) non viene sottoposta ad alcun tipo di controllo, quindi i tanti docenti “puliti” possono trovarsi ogni giorno a contatto con un allievo che può saltargli addosso in preda a eccitanti o in overdose o in astinenza, ma dovrebbero (in quanto pubblici dipendenti, quindi soggetti sospettabili di ogni nefandezza) sottoporsi a un test umiliante e, come ho scritto, inutile. La circostanza che un allievo (sebbene non sessantottino) sia tossicodipendente, è peraltro molto più probabile rispetto a quella che lo sia il docente, come ci raccontano le cronache. E anche in quel caso potrebbero essere vittima delle conseguenze non solo il personale (ma no, non è un lavoro pericoloso, né usurante…) ma anche gli stessi compagni.

Insomma, per rispondere ai lettori che mi hanno posto la domanda, se mi pare giusto sottoporre a test per l’alcool o le droghe chi abbia commesso delitti o infrazioni stradali (quindi una persona già oggetto di indagine), non concordo con i test preventivi e generalizzati.

A margine della questione, una precisazione riguardo a un commento del Pdl fiorentino, che in passato era stato il primo proponente del test al personale delle scuole, ma strumentalizza l’attuale vicenda affermando che “in Toscana a essere drogato è l’intero sistema scuola. Un sistema che ricorre sistematicamente all’affidamento dei servizi alle cooperative, impedendo così che il personale si consolidi all’interno delle strutture“.

A parte il fatto che il consolidamento del personale nelle strutture non garantisce che non sia drogato (oppure il problema sono le cooperative, per definizione rosse e quindi sessantottine?), il commento è ridicolo perchè è stata proprio la ministra Mariastella Gelmini a demandare agli enti locali una parte del problema dei ragazzi disabili, che richiedono la presenza di educatori a integrazione o in sostituzione degli insegnanti di sostegno nelle scuole di primo grado tagliati dai provvedimenti ministeriali, e ha infatti ufficializzato tale scelta con la sottoscrizione di diverse intese annuali con le Regioni perché assumano e paghino tale personale. Intesa annuale significa proprio che le nomine sono legate allo stanziamento di fondi anno per anno, e quindi anche gli incarichi sono temporanei, con conseguente mancato consolidamento del personale all’interno delle strutture.