La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per l’accusa di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio in relazione alla pubblicazione sul quotidiano Il Giornale, della telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte.

La richiesta dei magistrati milanesi era scontata dopo la decisione del gip Stefania Donadeo di non accogliere la precedente istanza di archiviazione che la Procura aveva formulato nei confronti del premier. “A seguito del provvedimento del gip del 14 settembre – spiega infatti una nota firmata dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati – la Procura della Repubblica di Milano ha formulato in data odierna l’imputazione nei confronti di Silvio Berlusconi per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio in concorso, con riferimento alla rivelazione della telefonata intercorsa il 18 luglio 2005 tra Piero Fassino e Giovanni Consorte”.

Telefonata che venne poi pubblicata su Il Giornale a fine dicembre del 2005. Oltre all’imputazione coatta per il premier la Procura, così come aveva imposto il gip, ha iscritto nel registro degli indagati Maurizio Belpietro, nella qualità di direttore pro tempore del quotidiano per omesso controllo del direttore sulla pubblicazione di una notizia oggetto di violazione del segreto.

L’attuale sindaco di Torino ed ex leader dei Ds ha intanto annunciato che si costituirà parte civile. Lo ha dichiarato attraverso il suo legale, Carlo Federico Grosso. Fassino si era già costituito a Milano nel procedimento con rito abbreviato che, con riguardo alla stessa vicenda, si è concluso nei confronti dell’imprenditore Fabrizio Favata, così come nel procedimento con rito ordinario che si aprirà il prossimo mese di ottobre nei confronti di Paolo Berlusconi.