Marcello Dell'Utri

Carte e floppy disk. Nella casa dell’ex socio di Marcello Dell’Utri, il Dipartimento investigativo anti-mafia (Dia) di Palermo ha trovato una serie di materiali “utili a far luce sui rapporti tra Stato e Mafia”. La perquisizione è stata disposta dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, dopo la morte di Filippo Alberto Rapisarda, il finanziere che faceva affari con Dell’Utri e ne diventò il suo principale accusatore (leggi). L’abitazione perquisita, a pochi passi dal Duomo, è la stessa dove Rapisarda si è spento meno di un mese fa. La stessa dove, nel 1994, è nato il primo club di Forza Italia. La Dia ha scoperto anche un memoriale scritto di pugno dallo stesso finanziere, il cui contenuto non è ancora noto.

I rapporti tra Rapisarda e Dell’Utri sono stati altalenanti: si interrompono una prima volta all’inizio degli anni ’80 quando il senatore del Pdl va a lavorare per Silvio Berlusconi, all’epoca solo un imprenditore, che non era ancora sceso in politica. E’ proprio durante il lavoro in Publitalia (di cui Dell’Utri è stato presidente), che Rapisarda dice di averlo visto  parlare con due boss mafiosi: Stefano Bontate e Mimmo Teresi. Ma poi il finanziere torna a essere grande amico di Dell’Utri e gran sostenitore di Berlusconi. Nel 1998 un nuovo cambio di rotta, quando va a testimoniare al processo Dell’Utri. Quello per cui l’ex amico ha rimediato una condanna in secondo grado per mafia ed è in attesa del giudizio della Corte di Cassazione.

Lo spunto per l’iniziativa della Dia è arrivato dalle dichiarazioni del pentito Stefano Lo Verso, ex vivandiere di Bernardo Provenzano: il collaboratore di giustizia avrebbe appreso, proprio dal boss di Corleone, dei rapporti tra Dell’Utri e la mafia e avrebbe fatto dei riferimenti a Rapisarda nell’ambito della “trattativa”. Lo Verso sostiene che Provenzano gli avrebbe parlato degli accordi politici raggiunti dopo le stragi del ’92-’93 con Marcello Dell’Utri, che “sostituì di fatto l’onorevole Lima” nei rapporti con la mafia. A conferma di questo, ci sono anche alcune vecchie carte sequestrate a Vito Ciancimino nel 1996, in cui l’ex sindaco mafioso di Palermo, in cella, scriveva della trattativa. Tra questi documenti, una lettera è stata depositata dal pm Nino Di Matteo al processo Mori, in corso a Palermo.