Tra un pacchero di Gragnano e un Montepulciano la butto lì: “Ma lo sapete che il nostro premier ha apostrofato la vostra premier ‘culona inchiavabile’ ?” In tutta sincerità non sapevo neanche come tradurlo, l’apprezzamento così poco galante. Mi è stato d’aiuto l’inglese: “big fat unfuckable bottom”. Più o meno.

Silenzio. Momento d’imbarazzo. Forse ho sopravvalutato il sense of humor dei crucchi. Invece non ne sapevano niente, proprio niente.

Eppure è gente medio-colta, mediaticamente informata. È sfuggito loro il servizio del settimanale Der Spiegel che titolava “Osceno e cafone”, in cui si riportava in tutta la sua rozzezza la frase incriminata, inserita nel pacchetto di intercettazioni (sono state passate al setaccio circa 10mila telefonate) nell’inchiesta sulle escort e sulla istigazione alla prostituzione.

Soltanto quando la cricca attovagliata a casa mia scoppia a ridere mi sento sollevata: “Seguiamo Berlusconi con lo stesso divertimento con il quale si può seguire un pagliaccio del circo”. Beh, si è davvero rischiato l’incidente diplomatico con minaccia di ritiro (anche se simbolico, anche se solo per un giorno) dell’ambasciatore a Roma, per questo pagliaccio.

“Come si permette – rincara la dose Der Spiegel –  il premier della terza potenza economica europea di offendere il cancelliere di un Paese che più di qualsiasi altro contribuisce al salvataggio dell’euro?”

Proprio adesso che siamo stati pure retrocessi a due AA.

“Ma cosa aspettate a mandarlo a casa?” mi chiedono i crucchi mentre mangiano. Già, loro la fanno semplice. Io non so più che pensare dell’Italia: il Signor B. è indifendibile, anche dai suoi compari.

Confesso che con fare voyeristico ho seguito il patonza-tour (“Mi raccomando, non le pigliare alte…”. “Avevo la fila dietro la porta. Sono riuscito a farmene solo otto.”) È umano (o bestiale?) pure lui. Ma certe dichiarazioni me le sono dovute cercare in Rete (dove si trovano pressochè integrali) con santa pazienza. I contenuti più truci sono stati taciuti dalla Grande Stampa, ma non dalla Rete. Ecco un silenzio che spacca i timpani e la coscienza: per decenza? Per accondiscendenza? Ah, saperlo!

Intanto l’Opera Buffa, pardon, la Tragedia continua. Almeno fino a gennaio, stante le ultime dichiarazioni. Ma se un giorno ce ne libereremo, sarà anche e soprattutto grazie alla Rete.

di Januaria Piromallo