Secondo i dati ufficiali, diffusi oggi dal comitato tecnico scientifico della protezione civile, la probabilità che uno o più frammenti del satellite cadano sul nostro territorio tra la sera di venerdì 23 settembre e la mattina di sabato 24 è stimabile intorno all’ 1,5%. Una stima che nel corso della giornata è stata rivista al rialzo, rispetto all’iniziale 0,6%. Tanto più nei territori della bassa Lombardia e nell’alta Emilia, soprattutto nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Uno scenario che divide la popolazione tra scettici e spaventati, ma che ha obbligato tutte le strutture sanitarie a correre ai ripari. All’interno dell’ospedale Maggiore di Parma, infatti, la macchina per le emergenze ha iniziato a funzionare: i migliori infermieri sono stati precettati e sono stati allertati interi reparti per l’eventuale emergenza, come il 118, il pronto soccorso e i servizi di emergenza e urgenza.

Nel caso di un impatto con la città dei detriti del satellite e di un grande flusso di persone nelle strutture sanitarie, infatti, tutto deve essere pronto e organizzato. Se tutto si trasformerà in un grande bluff non è dato sapere: quello che è sicuro è che è stata creata un’unita operativa congiunta tra aziende sanitarie, Ausl e Ospedale Maggiore, che in queste ore sta valutando i piani di evacuazione da attuare nel caso dell’arrivo del satellite e che rimane in costante contatto con la protezione civile che invia continui aggiornamenti.

Secondo alcune voci, un intero reparto dell’Ospedale sarebbe già stato spostato per sicurezza, ma le fonti ufficiali smentiscono qualsiasi operazione all’interno dell’ospedale: tutto rimane quindi sospeso, nell’attesa di una notizia certa, anche se – visto creerebbe lo spostamento di migliaia di persone – non si pensa arriverà fino all’ultimo. Tornano quindi ad essere due le finestre temporali d’interesse per l’Italia: la prima tra le 21,25 e le 22,03 di oggi, la seconda fra le 3,34 e le 4,12 di sabato. Più in generale, fa sapere il Dipartimento, la previsione di rientro del satellite è centrata intorno alle 23,30 di oggi (ora italiana), con una finestra d’incertezza che si apre alle 19,30 di oggi e si chiude alle 5 di domani. L’area potenzialmente a rischio comprende le Province Autonome di Trento e Bolzano, tutte le province di Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Lombardia; Piacenza e Parma per l’Emilia-Romagna, Verona, Vicenza, Belluno, Treviso per il Veneto e Pordenone e Udine per il Friuli Venezia Giulia.

La documentazione tecnico scientifica trasmessa dal Comitato Operativo Nazionale della Protezione Civile prevede che il satellite, di proprietà Nasa e attualmente dimesso, rientrerà negli strati più densi dell’atmosfera entro stasera, ipotizzando la frammentazione del satellite a 78 km di quota, in almeno 26 componenti, per un totale di 536 kg, che raggiungeranno il suolo, distribuendosi lungo la traiettoria su un arco di circa 800 km. Il frammento più massiccio, di alluminio, avrà una massa di 158 kg e raggiungerà la superficie con una velocità di 158 km/h. Ci sono inoltre 15 componenti di titanio, con masse tra 0,6 e 61 kg e velocità di impatto, rispettivamente di 386 e 232 km/h, e infine tre componenti di berillio, con masse di 1 e 3 kg e velocità d’impatto rispettivamente di 66 e 281 km/h.

La protezione civile invita alla calma e invita tutti a seguire pochi e semplici consigli: «Poiché allo stato attuale – rileva la Protezione civile regionale – non è ancora possibile escludere la possibilità che uno o più frammenti possano cadere nel territorio nazionale e/o regionale, si raccomanda a titolo precauzionale dalle 21:25 alle 22:03 di non sostare all’aperto; di non permanere nei piani alti degli edifici; di porsi sotto architravi o murature portanti o nelle zone ad angolo delle proprie abitazioni e non al centro di solai. In caso di ritrovamento di frammenti del satellite, non manipolare e darne immediata comunicazione alle Autorità di Protezione Civile, che raccomanda di mantenersi informati su bollettini e notiziari trasmessi dalle televisioni locali».

Una scena che chi ha più memoria ricorda di aver già vissuto: era il 1979 quando precipitò il satellite Statunitense Skylab e anche allora fu allertata mezza Europa. Durante l’ultima orbita intorno alla Terra vennero sorvolate per la maggior parte le masse d’acqua oceaniche. La stazione però si spezzò in più parti molto più tardi di quanto calcolato, tanto che la zona di precipitazione si trovò molto più ad est di quanto individuato. Si trattò infatti della zona a sudest di Perth, in Australia. Frammenti della stazione precipitarono nelle prime ore del mattino senza comunque ferire alcun abitante della zona. L’unica vittima fu una mucca australiana.