La sessione annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni unite entra oggi nel vivo dei lavori, nella sede provvisoria in attesa del completamento dei lavori al Palazzo di vetro di New York, e si trova subito ad affrontare una questione delicatissima: la richiesta dell’Autorità nazionale palestinese di elevare lo status della Palestina al livello di “stato membro non permanente”.

Ad aprire i lavori è stata scelta Dilma Roussef, presidente del Brasile e prima donna ad avere questo ruolo. C’è grande attesa per il discorso del presidente statunitense Barack Obama, che parlerà in serata ed è impegnato fino all’ultimo a cercare di disinnescare la bomba diplomatica determinata dalla richiesta dell’Anp. La scadenza ultima è venerdì, quando il presidente palestinese Mahmoud Abbas presenterà la sua richiesta scritta al segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon.

La conta dei voti procede. Alle ultime, ufficiose, rilevazioni, l’Anp potrebbe contare su 128 voti tra i 193 paesi che compongono l’Assemblea generale. Voterebbero sì tutti i paesi arabi, quelli musulmani, i paesi latinoamericani tranne la Colombia, e quasi tutti gli stati africani. Divisa, ancora, l’Europa. Il fronte del sì è composto da Belgio, Cipro, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Portogallo, Spagna e Svezia, quello degli scettici da Germania, Italia, Olanda, Polonia e Repubblica Ceca.

Francia e Gran Bretagna non si sono ancora espresse, in attesa di limare fino all’ultimo minuto utile il testo della richiesta palestinese, per cercare di superare le divisioni del campo europeo e spingere verso una rapida ripresa dei colloqui bilaterali tra governo israeliano e palestinesi. Gli Stati Uniti hanno già detto che nel Consiglio di sicurezza useranno il loro potere di veto, ma nell’Assemblea generale rischiano di rimanere isolati, con accanto solo Israele e alcuni piccoli stati del Pacifico.

Intanto sono in corso da oggi manifestazioni a Ramallah e a Hebron, in Cisgiordania, per sostenere la richiesta dell’Anp – che invece lascia molto fredda Hamas, il movimento islamista che controlla la Striscia di Gaza. Israele ha elevato lo stato di allerta e da oggi sono operative le misure di sicurezza straordinarie previste dall’esercito e dal governo israeliano per evitare «incidenti» che potrebbero far precipitare la situazione.

Oltre alla richiesta palestinese, l’Onu si appresta a occuparsi di altre vicende, dal futuro della Libia – il Consiglio nazionale transitorio è stato riconosciuto come rappresentante del paese – fino alle questioni della desertificazione, del miglioramento della salute pubblica, del sostegno alla transizione democratica nei paesi arabi, della protezione dell’ambiente.

La maggior parte di questi temi non viene però discussa durante la parata di capi di stato e di governo che caratterizza la discussione plenaria dell’Assemblea. Incontri di alto livello sui singoli temi sono in corso già da una settimana, con gli appuntamenti più importanti previsti negli ultimi tre giorni prima dell’inizio della sessione plenaria. Il 19 e il 20 settembre, per esempio, c’è stato l’incontro di alto livello sulla prevenzione e cura delle malattie non trasmissibili, mentre ieri c’è stato quello dedicato a «desertificazione, depauperamento delle terre agricole e siccità nel contesto della lotta alla povertà e dello sviluppo sostenibile».

Sono forse questi gli incontri più interessanti, lontano dalle telecamere, in cui i governi cercano – per quanto possibile in un mondo di cui anche loro ormai hanno perso di vista la complessità – di articolare politiche comuni che sulla vita delle persone hanno impatti molto più immediati e durevoli. Basti pensare che l’incontro di alto livello sulle malattie non trasmissibili riguarda le politiche mondiali di prevenzione e cura di diabete, malattie cardivascolari, cancro e malattie polmonari: messe assieme sono la causa di morte di tre persone su cinque nel mondo.

Intenzione di Ban Ki-Moon è di spostare l’asse dell’azione dell’Onu sempre più su questi temi (accanto a quelli della tutela dei diritti umani e dell’ambiente, anche coinvolgendo il settore privato dell’economia mondiale), senza abbandonare l’agone politico e il confronto tra stati. Una scelta strategica per fare dell’Onu un sistema istituzionale orientato a rispondere alle attese di una migliore qualità della vita che arrivano tanto dai cittadini dei paesi industrializzati quanto da quelli delle economie emergenti.

di Joseph Zarlingo