In questi giorni i leader di tutto il mondo sono a New York per decidere del riconoscimento dello stato palestinese: Silvio Berlusconi non c’è. Cinque giorni fa Nicolas Sarkozy e David Cameron erano a Bengasi per salutare la nuova Libia: Silvio Berlusconi non c’era. Sei giorni fa Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno discusso insieme al Primo ministro greco della crisi dell’eurozona: Silvio Berlusconi non c’era.

Insomma, la casistica degli ultimi giorni ci permette di trarre una conseguenza lineare: in politica estera non ci siamo e non contiamo un cavolo. E questo perché, a differenza di quello che ci raccontano gli strenui difensori dell’imperatore cadente, lo scandalo delle escort non è un fatto privato, bensì esclusivamente pubblico. Tanto pubblico che noi italiani non parteciperemo alla possibile risoluzione del conflitto israelo-palestinese, perché il nostro primo ministro è troppo impegnato a difendersi dall’accusa di essere un maniaco sessuale seriale che va dietro alle ragazzine (vi immaginate l’appello all’Assemblea generale dell’Onu, i ridolini e le gomitate al momento della chiamata dell’Italia e dell’assenza del suo rappresentante naturale?). Così pubblico che noi italiani non aiuteremo a costruire la nuova Libia e non saremo coinvolti nella ridistribuzione dei giacimenti petroliferi, con conseguenze evidenti per i nostri futuri rapporti nella regione e per il prezzo del carburante nei nostri distributori. E le abitudini sessuali (e non solo quelle) del premier sono talmente di rilevanza pubblica che le agenzie di rating ci declassano perchéil governo è riluttante ad affrontare i problemi, troppo preso da quelli di uno solo, mentre gli altri leader europei s’incontrano per salvare l’Europa.

Ai rappresentanti del Pdl, che con l’inizio dei talk show hanno ripreso a citare Le vite degli altri per descrivere lo stato di polizia in cui vivremmo, propongo di ribaltare la loro litania: le vite sono le nostre, e lo stato di polizia è quello globale, che non si beve le veline propagandate dai Minzolini e i Ferrara, e ci isola e ci declassa, avvisandoci del baratro verso cui ci stiamo dirigendo prima che ci sprofondiamo definitivamente. E a chi, come Maurizio Lupi, dice che le elezioni anticipate sarebbero un “atto di gravissima irresponsabilità“, dico che tutti gli attori internazionali (media, governi, istituzioni) ci hanno detto in un modo o nell’altro che peggio di così non si può e che dobbiamo cambiare urgentemente. E per farlo possiamo solo cambiare il nostro governo.

Ora non ci tocca che sperare nel triumvirato Bersani-Di Pietro-Vendola. Speriamo che dal cilindro esca fuori qualche altro coniglio…