E’ iniziato un nuovo anno scolastico ma sembra piuttosto l’indomani di una catastrofe naturale. Ci aggiriamo per le scuole – insegnanti, alunni, personale Ata – con l’impressione di camminare sopra delle macerie pericolanti. Un terreno sdrucciolevole che da un momento all’altro potrebbe cedere, e farci cadere ancora più in basso.

Le scuole hanno riaperto in un’atmosfera surreale, in cui lo stupore si mescola con il cinismo, l’indifferenza con l’insofferenza. Scuole senza insegnanti, senza bidelli, senza sedie, senza carta igienica, senza laboratori, senza attività alternative per chi non è di religione cattolica, senza sostegno per i ragazzi disabili, senza tempo pieno. Se si vuole cercare un segno positivo, anche qui, lo si deve cercare tra le carenze. Scuola con più alunni per classe, con strutture più fatiscenti, con sempre più probabilità di veder aumentare il già preoccupante fenomeno della dispersione scolastica.

Che dire… Più che altro da dove cominciare. Dalla Gelmini e dalla sua propaganda, dal preciso progetto politico di affossamento della scuola pubblica? Oppure dai casi limite ma destinati a diventare la norma: classi pollaio con cinquantaquattro alunni, presidi che si ritrovano a dirigere diciassette plessi scolastici, ecc.?

No. Voglio parlare di una realtà piccola, toccata da questa ignobile riforma ma, tutto sommato, ancora privilegiata. La mia, quella dove insegno da dieci anni. La realtà di un istituto comprensivo di montagna che il mio dirigente scolastico (bontà sua!) ha definito nel discorsetto d’inizio anno una “scuola europea”. Non so che cosa capiti nelle altre scuole europee della Francia o della Germania, ma vi dico cosa accade nella nostra.

Accade che a causa dei tagli non ci sono più soldi per pagare i bidelli, per cui ne abbiamo uno in meno. I bidelli, si sa, non fanno niente e prendono stipendi altissimi… Senza la presenza di un bidello, però, un plesso (cioè una sede) scolastica non può praticamente aprire la mattina, chiudere la sera, essere sorvegliata durante le lezioni. Se manca anche un solo bidello, per esempio, accade che tre classi di scuola secondaria di primo grado (la ex Scuola media) devono traslocare nella sede della scuola primaria (ex scuola elementare) e una classe della scuola primaria deve traslocare nella scuola dell’infanzia (ex scuola materna). Accade che si fa lezione e intervallo tutti insieme appassionatamente, bambini di sette anni con bambini di tredici. Che si usa tutti lo stesso bagno (sì, tutti quanti gli alunni). Che un solo bidello deve soddisfare le esigenze di due ordini di scuole (fotocopie, telefonate, avvisi, sostituzione temporanea degli insegnanti).

Se poi manca un insegnante, e non nel senso che è assente ma perché non viene nominato dal Ministero, accade qualcosa di ancora più assurdo. Che per sei ore a settimana, tutte le settimane, per un anno intero, gli alunni della scuola primaria devono fare lezioni a classi accorpate. A una certa ora, la terza si trasferisce in quarta e fanno lezione insieme, portandosi dietro per i corridoi sedie e materiale. Finita la lezione, ricomincia la transumanza e si torna nella propria classe. Gli insegnanti si esauriscono, i bambini si sfiancano. Non so, forse sarò pessimista, ma più che una “scuola europea” a me questa sembra una “scuola africana” (anzi no, probabilmente certe realtà africane sono molto meglio organizzate…).