Alle celebrazioni leghiste dei giorni scorsi in occasione della festa dei popoli padani e alle parole del leader del partito Umberto Bossi, che aveva detto “se l’Italia va giù, l’alternativa è la Padania“, arriva oggi la replica del Presidente della Repubblica.

Visitando una mostra all’Eur, nella Capitale, Giorgio Napolitano dice: “Agitare ancora la bandiera della secessione significa porsi fuori dalla storia e dalla realtà”. Il Presidente della Repubblica ricorda di aver messo “molto l’accento sulla necessità di un cemento nazionale unitario per generare la massima mobilitazione delle energie e delle risorse allo scopo di superare questa fase molto critica per l’Europa e in modo speciale per l’Italia”. Un punto che caratterizza il mandato di Napolitano è sempre stato quello che fa leva sulle “radici dello stare insieme”. E chi non lo accetta, ha detto il presidente, “si autoesclude dalla realtà e dalla storia”.

Quanto alla strategia per reagire alla crisi, oggi aggravata dal declassamento operato sul nostro Paese dall’agenzia di rating Standard&Poors, aggiunge che la risposta giusta è varare “un piano di misura”, anche perchè, ha aggiunto, “se il Pil decresce la soluzione diventa ardua se non impossibile”. Ma Napolitano ha saputo trovare, anche in questa situazione difficile, parole di incoraggiamento, ricordando che in ogni caso “i dati non rimpiccioliscono il Paese, siamo una grande economia, una società molto vitale”. Ma servono, ha insistito, “scelte appropriate e il più possibile condivise”.

Insomma, “colpi d’ala” per superare questo difficile momento, ha detto il Presidente rispondendo alla domanda di un cronista, “io in tasca non ne ho e credo che nessuno ne abbia”. La chiave di volta i tutti i problemi, per Napolitano, sta nella crescita, alla quale si può arrivare solo attraverso “piattaforma meditata che nasca da consultazioni ampie”.

Le parole del Capo dello Stato – che intanto nel tardo pomeriggio ha ricevuto al Colle i capigruppo di maggioranza Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri – suscitano reazioni da parte di tutti gli esponenti politici. In primis Pierluigi Bersani, che  coglie la palla al balzo per sottolineare che “un partito nazionale come il nostro non può che condividere queste parole”. Toccherà al Pd, che “è un partito di patrioti e autonomisti, prendere in mano la bandiera tradita dal federalismo per portarla a rafforzare l’unità del Paese”, ha aggiunto il segretario. Dallo stesso partito parla, rivolgendosi direttamente a Bossi e alla Lega, anche il coordinatore delle commissioni Economiche Francesco Boccia: “Siamo in piena emergenza, il nostro paese sta rischiando molto: la Lega smetta di coltivarsi il suo popolo e pensi all’interesse generale”. Poi l’invito a “staccare la spina ad un governo dannoso per l’Italia”. Un appello alla responsabilità sposato anche dalla capogruppo dei democratici al Senato Anna Finocchiaro che definisce l’intervento del Capo dello Stato “un riferimento essenzale di cui l’Italia ha un estremo bisogno”. Poi ricorda che le osservazioni venute anche da Confindustria “confermano che questa manovra senza fenomeni di crescita è tempo perso e, anzi, apre ad una fase depressiva”.

Ma anche dal Pdl arrivano molte voci a commentare le parole di Napolitano. Anna Maria Bernini, ministro per le politiche comunitarie, invita a “fare attenzione a considerare le società di rating come l’oracolo di Delfi o, sarebbe meglio dire, come la voce di Cassandra”. E se da un lato fa proprio l’incoraggiamento di Napolitano riguardo al fatto che “i dati economico-finanziari non possono rimpicciolire l’Italia” dall’altro insinua dubbi “sul ruolo delle agenzie di rating e sul loro impatto sulle economie degli Stati sovrani”. La Bernini cita anche l’ipotesi di creare un’agenzia pubblica europea di rating “per ovviare alle note patologie derivanti da modalità a tratti strabiche di esercizio dei controlli”. Ha poi ricordato che un “analogo ripensamento sulle agenzie” è in corso anche negli Stati Uniti.

Grande plauso alle affermazioni di Napolitano arrivano anche dai partiti di centro. Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, dichiara che “lasciar cadere nel vuoto anche questo appello significa assumersi una responsabilità gravissima di fronte a un Paese in enorme difficoltà”. Poi ribadisce la dispoibilità del suo partito a “lavorare a soluzioni comuni per la crescita”.

“Una presa di posizione asciutta e fortissima”: questo il commento del leader dell’Api, Francesco Rutelli, che parlando di Bossi lo definisce “un leader politico uscito dai radar”, le cui parole sono “una prova di follia antistorica”.