La voce circolava da tempo, tra qualche risolino maligno e, forse, un po’ di invidia. Poi, quando il bunga bunga divenne fenomeno nazionale, a Piacenza in pochi si scandalizzarono: “Qui succede da tempo e non riguarda di certo la politica”, si diceva.

Fatto sta che il Bunga bunga bar di Londra dovrà forse rivedere il suo pantheon ed inserire nella walk of fame anche il generale Giuliano Taddei, l’ex direttore del Polo di mantenimento pesante nord di Piacenza che dal 2002 al 2006 si sarebbe divertito con giovani ragazze che – secondo l’accusa che gli viene mossa dai magistrati – sarebbero state pagate da imprenditori locali che “organizzavano festini a luci rosse per sollazzare l’arzillo 65enne, con il solo scopo di riuscire a succhiare soldi dall’amministrazione militare per lavori di bonifica mai effettuati”.

Una storia controversa, quella del generale, che la prossima settimana dovrà affrontare la prima udienza del processo che lo vede implicato per illecito militare, falso ideologico, furto e corruzione all’interno del già risoprannominato ‘processo Pertite‘ dal nome dell’area militare a ridosso della via Emilia pavese nella quale venne realizzata una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto dentro cui venivano abbandonati materiali tossici e inquinanti risalenti anche alla seconda guerra mondiale.

Nel processo, come è chiaro, non si parlerà solamente della discarica e delle bonifiche fatturate mai avvenute all’interno degli stabilimenti militari, ma anche dei favori che avrebbero messo in atto alcune imprese compiacenti che offrivano donne, alcove e tour tra night club per far chiudere un occhio – o forse due – al generale. Questo almeno quanto sostiene l’accusa.

Dalle carte, infatti, emerge che nel 2002 la ditta Fagioli si “aggiudica l’appalto per la bonifica di alcuni stabilimenti militari di Piacenza, tra cui Pertite e Staveco. La Fagioli, però, non è nuova agli investigatori che conoscono da tempo la tendenza della società con sede a Reggio Emilia di subappaltare i servizi commissionati a terze ditte, cosa che capita anche a Piacenza”.

Le mansioni della Fagioli sono quindi quasi subito subappaltate a Claudio Barella che però, stando alle ricostruzioni degli operai e dello storico custode della Pertite, si limita ad entrare all’interno dello stabilimento militare, uscendo senza tutto quel materiale ferroso che- per contratto- avrebbe dovuto provvedere a smaltire altrove.

Intanto, la Fagioli e il generale Taddei continuano a fatturare bonifiche insesistenti.

Ma nel 2003 spunta anche Costantino Bellocchio, fatto passare come collaboratore di Barella e con il compito di sistemare la parte boschiva del comprensorio, ma che di fatto entra ed esce dagli stabilimenti con una autonomia atipica per un civile. Nel solo giugno 2004, poi, Bellocchio incassa una cosa come 94.824 euro per lavori – dicono i pm  – che non sarebbero mai stati eseguiti all’interno del Polo militare. Come mai? Chi è questo Bellocchio? La chiave di lettura la fornisce un sottufficiale dell’esercito che racconta agli inquirenti come Bellocchio e il generale Taddei si siano conosciuti nel febbraio 2004 visto che il militare – ma questo lo dice il teste – “era bramoso di consumare rapporti sessuali con giovani donne a pagamento”.

Il sottufficiale ancora nella veste di testimone – proprio per quell’incontro – mette quindi a disposizione l’appartamento della sua compagna per organizzare un piccolo party tra Taddei ed una giovane prostituta, interamente addebitata sul conto di Bellocchio che, da quel febbraio, diventa compagno inseparabile del generale.

Bellocchio, come mettono nero su bianco gli inquirenti, si fa quindi da intermediario tra le voglie del generale, classe 1946, e le giovani squillo che vanno e vengono dal Polo militare. Una voglia di donne sempre crescente, quella del generale, ben descritta dallo stesso Bellocchio durante il suo interrogatorio che parla appunto di un Taddei “bramoso di consumare prestazioni sessuali con donne più giovani e a pagamento”.

Il via vai di donne e civili che continuano ad assiepare indiscriminatamente i vialoni del plesso militare, però, danno troppo nell’occhio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti tra il 30 marzo ed il 30 giugno 2004 Bellocchio va da Taddei, accompagnato da un paio di giovani romene, almeno 30 volte come appuntato nei registri della portineria. Forse è un po’ troppo e qualcuno potrebbe insospettirsi. Al che Bellocchio, su suggerimento del generale, prende in affitto un appartamento sopra un noto ristorante alle porte di Piacenza: tra luglio e agosto 2004 Bellocchio in persona tinteggia i locali ed- et voilà- il gioco è fatto. Taddei ha la sua alcova: va a cena sotto casa, Bellocchio prima di andarsene salda il conto e lascia nell’appartamento qualche giovane prostituta che passerà la notte a far passare i bollori all’indomito militare. Tutto questo con i soldi dei pagamenti ricevuti da Bellocchio per le bonifiche mai eseguite.

Taddei, a questo punto sostiene l’accusa, è completamente nelle mani di Bellocchio: fa firmare ai suoi collaboratori pagamenti enormi e ad emettere fatture gonfiate per alimentare il giro di donne che gli imprenditori gli forniscono quotidianamente. Un meccanismo che si inceppò nel 2006 con l’arresto del generale e l’avvio della delicata inchiesta sulla discarica abusiva nel plesso della Pertite. Se giovedì prossimo gli undici rinviati a giudizio compariranno in tribunale per la prima udienza del processo, è realistica l’ipotesi che il fascicolo Taddei verrà chiuso ben presto: i reati potrebbero infatti andare in prescrizione prima del 2013.