Settembre, andiamo: è tempo di premiare. Mentre la penisola boccheggia sotto una cappa di calore africano, i tagli alla cultura costringono scrittori e registi a rocamboleschi “viaggi della speranza” a caccia di assegni, bonifici e felini d’oro.  Uno dei casi più strazianti è Alberto Arbasino, intrappolato per un intero weekend a Certaldo,  in una logorante sequela di cene, colazioni, “fanfaluche e convenevoli” per la consegna del Premio Boccaccio. Proprio sul più bello, quando finalmente la cerimonia stava per iniziare, l’autore di America amore, estenuato dall’ attesa, si è alzato con un bel “Vaffa…” ed è corso alla stazione in tempo per acchiappare l’ultimo Frecciarossa. Nel frattempo, un altro dei premiati, Enrico Mentana, atterrava con l’elicottero nel vicino campo sportivo. Per un lunghissimo quarto d’ora, l’intero sistema nazionale dei trasporti ha sfiorato il collasso. Peggio ancora i promotori del premio, che si sono vista rovinata la festa del trentennale. Arbasino rifiuta il Boccaccio? Che schiaffo per Certaldo. Solo un concitato scambio di telefonate col sindaco Andrea Campinoti ha convinto lo sdegnoso saggista a incassare l’assegno di 5 mila euro, senza più scomodarsi dalla sua casa romana.

Altra odissea memorabile, quella di Emanuele Crialese, Leone speciale della giuria di Venezia per il suo Terraferma. Si sfoga il regista con Valerio Cappelli del Corriere della sera: «L’aereo da Lampedusa non riusciva a decollare, motori spenti per due volte. Avevo deciso di scendere e non ripartire più. Un charter per Rimini mi ha fatto cambiare idea. Abbiamo proseguito su un camioncino senza ammortizzatori. Al Lido ero stordito, teso, come uscito da una lavatrice». Un naufrago, un clandestino, insomma, come quelli del suo film. Avrebbero dovuto avvisare la capitaneria di porto, la Caritas, il commissariato dell’Onu per i rifugiati. Anche perché, dopo le polemiche seguite al premio, con le accuse di pressioni politiche in suo favore, Crialese ora minaccia di emigrare. Forse il Leone  (e perché no, anche il Boccaccio) era meglio darlo al Kung Fu Panda. Quello almeno, invece di lamentarsi o di mandare “affa…” i giurati, li atterra con una zampata.

Saturno, inserto culturale de Il Fatto Quotidiano – 16 settembre 2011