Milano, dove va in scena il processo Mills. E Napoli, dove si gioca la partita dei presunti ricatti di Tarantini e Lavitola. Gira intorno a queste due procure la giornata del premier.

MILANO – Paradossale, surreale e ridicolo, un processo “già morto”, il “peggiore di tutti” quelli in cui è imputato “perché non c’è prova né movente”. Questa mattina, però, Silvio Berlusconi si è presentato in aula all’udienza del processo per il caso Mills, nel quale è imputato per corruzione in atti giudiziari per avere consegnato 600 mila dollari all’avvocato inglese affinché fornisse testimonianze reticenti ai processi per le tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian. Il premier si è presentato puntuale, alle undici, e con l’auto è entrato direttamente dentro il cortile del tribunale. Silenzio, a parte un piccolo scambio di battute con i giornalisti. A chi gli chiedeva ‘come sta?’, ha risposto: “Io bene, voi invece avete delle brutte facce”. Berlusconi non ha rilasciato altre dichiarazioni né prima né dopo l’udienza. E verso le 13 e 20 ha lasciato l’aula, in silenzio come era entrato, limitandosi a sorridere dal finestrino aperto dell’auto.

Il processo Mills è per Berlusconi una scelta tra le meno impegnative. Tra i procedimenti in cui il premier è imputato, infatti, è quello su cui maggiormente pende la spada di Damocle della prescrizione. Per la corruzione in atti giudiziari, reato contestato al premier, la prescrizione scatterà nel febbraio 2012. Solo un passo, insomma, lo separa dalla morte tecnica. E tuttavia, non è ancora detta l’ultima parola. I giudici, infatti, hanno accettato questo pomeriggio la richiesta del pm Fabio De Pasquale, riducendo di una decina il numero dei testi (al contrario di quanto chiesto dalla difesa). Restano da sentire, quindi solo Mills (il 24 ottobre) e lo stesso Berlusconi (quattro giorni dopo). Una possibilità in più per arrivare a sentenza entro i tempi. E una decisione commentata molto duramente dall’avvocato del premier, Nicolò Ghedini: “La presenza della difesa è ormai inutile in questo processo”, ha detto in aula.

Per essere presente alla ripresa del dibattimento dopo la pausa estiva, il presidente del consiglio ha cambiato in corsa la sua a genda. Ha infatti annullato la trasferta a New York dove avrebbe dovuto partecipare all’assemblea dell’Onu con all’ordine del giorno il conflitto israelo-palestinese, la Libia, la Siria e l’Afghanistan. L’improvviso cambio di programma sembra sia stato determinato dalla volontà di controbattere punto per punto alle accuse dell’opposizione dopo lo scandalo escort e l’inchiesta napoletana sulla presunta estorsione ai suoi danni.

O forse, come ha stigmatizzato il segretario del Pd Pierluigi Bersani, mentre “si apre all’Onu un’assemblea di straordinaria importanza che discuterà con la presenza di tutti i leader del mondo del Medio Oriente, della Libia, comincerà a discutere della rivendicazione palestinese ad essere uno stato; ci saranno tutti, l’Italia non ci sarà, perché evidentemente per Berlusconi ormai è più imbarazzante il tribunale dell’Onu del tribunale di Milano”.

NAPOLI – Alla fine negli Usa è volato il ministro Frattini, mentre Berlusconi è rimasta a casa a difendersi. Se nei giorni scorsi con una lettera al Foglio ha replicato all’opposizione che non ha la minima intenzione di dimettersi, con la scelta di presentarsi in Tribunale a Milano il premier vuole dare una risposta precisa a chi lo accusa di volere scappare dai giudici. In particolare ai pubblici ministeri di Napoli che lo hanno convocato in qualità di parte lesa nell’inchiesta sulla presunta estorsione messa in atto da Tarantini e da Lavitola, il primo in carcere e il secondo irreperibile all’estero.

I legali di Berlusconi sostengono che la convocazione dei pm napoletani sia una sorta di trappola per il premier che potrebbe entrare in Procura da testimone e uscire da indagato. Se Berlusconi ribadirà il suo rifiuto a presentarsi i magistrati potrebbero anche decidere l’accompagnamento coatto, come prevede il codice. Una scelta non facile in quanto sarebbe necessaria l’autorizzazione della Camera.

Se arriverà la richiesta dei magistrati, ha detto il capogruppo del Pdl a Montecitorio Fabrizio Cicchitto, “noi gliela rimandiamo subito indietro. Spero che non facciano un atto di così grave irresponsabilità e così marcatamente destabilizzante”. Ma i pm per il momento hanno scelto una strada senza strappi. La Procura di Napoli ha deciso infatti di attendere che si definisca la questione della competenza prima di prendere iniziative. Lo ha spiegato lo stesso procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore. Il procuratore ha tra l’altro sottolineato che non si può parlare di “ultimatum” al premier scaduto ieri sera, precisando che la richiesta alla Camera per l’accompagnamento coatto costituirebbe soltanto una “extrema ratio”.