Cara Luisella,
lungi da me – ovviamente – entrare nella polemica tra te e Luca Telese – e non solo perché la ritengo privata e di scarso valore giornalistico. Mentre lo spunto per alcune riflessioni mi viene suggerito da quel tuo “il piano umano non è il piatto forte del nostro Luca”. L’umanità che si annulla di fronte all’assenza di sensibilità (rispetto per le persone a prescindere dal ruolo, dal conto in banca e dall’abilità di “stare al posto giusto nel momento giusto”), di coerenza tra la parola detta o scritta e i comportamenti che chiama in causa quel “come” che distingue i barbari dagli uomini civili, i santi dai delinquenti.

A me interesserebbe conoscere la tua opinione sull’umanità che pervade i giornalisti direttori vicedirettori ecc… prevalentemente tutti uomini – senza esclusione delle donne. Io ne conosco così pochi/poche che per apparire, per conquistare potere e successo non sono disposti a passare sopra a valori, senso di appartenenza e quant’altro, da custodirli gelosamente in un pugno. Come tu ben saprai a condurre un programma a La 7, in Rai come in ogni altro luogo di questo Paese – ahimé – si arriva per raccomandazione – che la modernità ha ribattezzato in “segnalazione”. Il che non vuol dire necessariamente assenza di capacità ma certamente le capacità da sole non bastano e spesso sono un deterrente perché rendono le persone ingombranti, pericolose in quanto non ricattabili, persone così libere da poter esprimere le loro opinioni senza il timore che qualcuno si alzi e dica: “Parli tu che sei qui o fai questo grazie a me?”. Altrimenti la storica frase di Montanelli – un maestro per tutti noi: “Per merito si viene assunte solo nei bordelli” perderebbe di senso.

Ora tu saprai bene quanto me che il rischio di essere sostituiti da un programma televisivo fa parte del gioco in cui il guadagno non è neppure paragonabile a quello di chi collabora a un giornale, ad esempio. A meno che la rimozione non sia avvenuta perché il tuo giornalismo è scomodo allora dovrebbe seguire la denuncia dei fatti. Ma da quello che scrivi non sembrerebbe il tuo caso visto che dici di essere in attesa di una nuova offerta da La 7. Come mai, invece, non si parla mai dello sfruttamento delle centinaia di bravi giornalisti che popolano il mondo dell’informazione, senza santi in Paradiso, pagati pochi euro a pezzo con contratti a termine rinnovati per anni? Ci si indigna sempre per la censura subita dai giornalisti famosi e ricchi come se la censura riguardasse solo loro. In verità la censura è una mannaia che si abbatte quotidianamente sulla testa di tanti colleghi che non hanno  il loro stesso potere per denunciarla pubblicamente.

Io – e chiedo venia per il peccato di falsa modestia – ma è tutto il mio orgoglio, la mia unica ricchezza umana e dunque professionale – sono tra quelli che possono contare sul lusso di poter dire sempre ciò che pensano perché non hanno mai anteposto ciò che è conveniente a ciò che è giusto (vita agra ma non ne conosco un’altra possibile avendo il vizio di coltivare il coraggio). Gli altri – “fidati hanno un peso gli anni miei” quelli che popolano il nostro mondo dovrebbero avere qualche problema a dirsi liberi e a tacciare altri di non esserlo o di esserlo a metà. E lo fanno solo perché forti dell’ipocrisia che rende tutti muti, sai a chiamare le cose con il loro nome si rischia molto compresa l’accusa di fare il gioco di Berlusconi. Ma c’è davvero qualcuno che possa credere sinceramente che Berlusconi sarebbe esistito ed esisterebbe ancora se non fossimo circondati da ricattatori e ricattati?

Concludo riferendomi ad alcuni commenti al tuo articolo in cui viene tirato in ballo il “mio” giornale. A loro rispondo che mi piacerebbe che Il Fatto Quotidiano – che davvero umilmente ho contribuito a far nascere – in termini di disponibilità umana e passione- non venisse tirato in questo “curtigghiu” per dirla alla palermitana e restasse ciò che è: una grande esperienza di informazione non a libro paga di alcuno.