Sembrava che i ribelli ce l’avessero quasi fatta, dopo la conquista di Bani Walid, roccaforte dei sostenitori di Gheddafi a 80 chilometri a sud di Tripoli. Invece le forze lealiste – lo ha reso noto un corrispondente della France Press e lo ha confermato l’emittente Al-Jazeera – sono passate alla controffensiva facendo numerose vittime tra gli insorti. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato che la missione della Nato in Libia è entrata nella sua “fase finale”, ma intanto si continua a combattere anche sul fronte di Sirte, la città natale del rais, dove i fedeli al regime la notte scorsa hanno colpito un albergo e una zona residenziale della città, facendo 354 morti (un dato, questo, che però è contestato dal colonnello Nato Roland Lavoie che definisce queste informazioni “chiacchiere infondate”).

E a dirigere la battaglia contro gli insorti sarebbe proprio Muammar Gheddafi in persona, che dunque si trova ancora nel Paese, secondo quanto dichiarato alla Reuters dal suo portavoce Moussa Ibrahim. Il mandato dell’Alleanza Atlantica in favore dei dissidenti al regime scade il prossimo 27 settembre. Dalla Nato, però, fanno sapere che “se sarà necessario” sono “disposti a prolungarlo per un altro periodo, per terminare la nostra operazione appena la situazione lo permetterà”.

Intanto a Tripoli, dove nei giorni scorsi hanno fatto visita prima il premier inglese David Cameron e il presidente francese Nicolas Sarkozy e poi il leader turco Recep Tayyip Erdogan, oggi hanno riaperto le scuole: molti studenti per esprimere l’entusiasmo per la caduta del regime si sono presentati in classe sventolando il tricolore degli insorti, mentre altri hanno intonato slogan e canzioni rivoluzionarie.

Proprio dalla Turchia arriveranno due aerei cargo dell’esercito con 22 tonnellate di aiuti umanitari per i circa 10mila abitanti di Bani Walid che si trovano in una situazione di grave necessità. Lo ha annunciato in una nota il dipartimento per le Emergenze dell’ufficio del primo ministro turco.