E’ il 14 settembre. Siamo fuori Padova. Un ladro sfugge ai carabinieri col motorino rubato. Si butta nel Brenta ma non sa nuotare. Muore annegato. Quel ladro ha commesso due errori: il primo è stato scegliere, così giovane, la morte anziché la galera, il secondo è stato nascere in Moldavia. Si, perché Ruslan Moisei, di anni 23, in questo modo non avrà pace neanche da morto. Essere moldavo e morire braccati in Veneto è un errore. Il Mattino di Padova ne ha dato notizia e sul sito in rete fioccano commenti che vanno da “San Brenta” a “Uno di meno”. E tutto il discorso si sposta sul tema “Io non sono razzista ma ne abbiamo le palle piene”.

Ora, ripetendo per l’ennesima volta che non si capisce perché per un imprenditore che truffa o un politico che intasca bustarelle si debbano coniare termini come “concussione” e “corruzione”, mentre per uno che ruba nelle macchine, anche quando lo fa per la prima volta, si dice che è un ladro, la deriva morale e culturale della nostra società si fa sempre più evidente. Così come non si capisce come si possa invidiare politici corrotti e cocainomani e diventare all’improvviso moralisti e forcaioli quando si tratta di un disgraziato. Il problema è che anche i giornali sembrano perdere il senso dei fatti. E il fatto è che un giovane di 23 anni è morto.

Rubava nelle macchine perché non aveva a disposizione tecniche come l’evasione fiscale o la prostituzione ai politici o amicizie nei consigli d’amministrazione. Rubava in una nazione di ladri. Ma per la gente per bene, i cui furti quotidiani non sono classificati come roba da ladri, che si vanta di essere cinica e lo può essere, era un ladro speciale che meritava di morire. A quanto pare sui giornali In internet se scrivi “cazzo” sei passibile di censura, ma se dici che è un bene che un ragazzo di 23 anni sia morto e che anzi dovrebbero morire tutti quelli come lui, nessuno ti dice niente.

Da queste parti è nato Felice Maniero, il pluriomicida che oggi è libero perché aveva un po’ di cose da raccontare. Da queste parti, qualcuno ne parla ancora bene, perché faceva delle belle feste.