Amando i paradossi della verità Voltaire scrisse che uccidere è proibito, a meno che non lo si faccia “su larga scala e con le trombe”.

È una verità che riguarda anche il nostro piccolo zar di Palazzo Grazioli, sebbene depurata di ogni tragedia, riempita di fondotinta, spolverata di cipria, ingentilita da rossetti e tacchi a spillo, imbrattata dagli anziani guardoni e resa tristemente comica da almeno un culo flaccido in transito.

Se andare con una prostituta non si addice a un premier, cosa succede quando le prostitute diventano cento e vengono pagate “su larga scala e con le trombe”?

Se il suo tempo pubblico, il tempo di un capo del governo, si rivela privatamente lottizzato da battaglioni di giovani disoccupate travestite da suore e da infermiere, più i ricatti dei loro papponi, più i latitanti da tenere alla larga, più il traffico di appalti pubblici calcolato in chilogrammi femminili, più centomila telefonate, è uno scandalo che può rimanere circoscritto alla sola soluzione giudiziaria? Certo che no, vanno dicendo in coro i molto coraggiosi politologi.

Qui ci vuole una exit strategy. Ci vuole un salvacondotto. Bene, bravi, giusto. Ma chi diavolo ne stamperà 60,6 milioni?

Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2011