In questo momento di grande isteria sui mercati, distinguere i fatti dai rumors incontrollati è sempre più difficile. Ieri mattina, per esempio, la seriosa Reuters accreditava l’ipotesi di un prestito da 200 miliardi all’Italia, visto che il sostegno della Banca centrale europea non basta già più. Solo voci senza conferme, come quelle che circolano tra gli operatori obbligazionari che parlano di una preoccupante assenza di domanda estera alle ultime aste del debito pubblico italiano, chiuse con un sensibile aumento del tasso di Bot e Btp (quindi un aggravio dei costi per lo Stato). Il tutto all’ombra dello spettro di Moody’s: entro domani l’agenzia di rating dovrebbe pronunciarsi sull’affidabilità del nostro debito, messo sotto osservazione a giugno. Se arriva il downgrading, cioè una riduzione del giudizio, si rischiano guai.

Poi ci sono i fatti. Quello per noi più preoccupante è il dato diffuso dalla Banca d’Italia: a luglio i grandi investitori internazionali hanno venduto 21 miliardi di euro in buoni del Tesoro italiani, finiti nelle casse delle nostre banche, che si sono fatte carico del rischio e quindi sprofondano in Borsa soffrendo assieme ai Btp. La crisi di fiducia del mondo finanziario nei nostri confronti ora è nei numeri. Anche le previsioni di crescita sono preoccupanti per l’Italia: il 2011 si fermerà, secondo Confindustria, allo 0,7 per cento. Significa che negli ultimi tre mesi dell’anno la crescita si è bloccata, e sperare nello 0,2 per cento atteso per il 2012 equivale a incrociare le dita che non si tratti di un errore statistico. La recessione è davvero dietro l’angolo.

L’unica cosa che può peggiorare questo già fosco quadro è una crisi bancaria che si salda con quella dei debiti sovrani. Da giorni si parla delle profonde difficoltà dei grandi gruppi europei nel trovare liquidità sufficiente, soprattutto per le operazioni in dollari. Ieri la Banca centrale europea ha quindi annunciato una massiccia operazione coordinata con le banche centrali di Inghilterra, Giappone e Svizzera, per offrire liquidità illimitata in dollari per tre mesi alle banche europee. Il meccanismo è complesso, ma la sostanza è questa: per le banche europee è difficile trovare dollari, devono chiedere euro alla Bce e poi convertirli in valuta americana con contratti derivati (swap) che hanno come effetto ultimo di far salire il costo del denaro. Le banche centrali ora si occuperanno del cambio di valuta, cosicché le banche otterranno direttamente dollari e a prezzi inferiori. Subito i titoli del settore del credito hanno brindato in Borsa, fare operazioni sarà molto più semplice. Unico dato negativo: l’ultima volta che le Banche centrali hanno fatto ricorso a queste linee di credito straordinarie è stato nel 2008-2009, per affrontare le conseguenze del crac di Lehman Brothers. Non sarà che si stanno preparando a una nuova bancarotta? Magari della Grecia (o, non sia mai, dell’Italia)?

Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2011