La giunta del Comune di Parma è stata azzerata e rinnovata. Ma ‘La piazza’ di Parma continua a chiedere a gran voce le dimissioni del suo sindaco. E lo fa dimostrando come sempre grande fantasia: sabato 17 settembre andrà in scena l’ennesimo capitolo della protesta dei cittadini, chiamato ‘Via Crisis’. Se una volta i cantieri di Parma rappresentavano lo sviluppo, la fiducia nel futuro, oggi sembrano rispecchiare un’epoca ormai decaduta, una passione ormai consumata, spiegano gli indignados parmigiani. L’inchiesta ‘Green money’ che ha portato all’arresto di 11 persone, tra le quali dirigenti comunali e di società partecipate, ha scoperchiato il vaso di pandora, mostrando il rovescio della medaglia degli appalti, ovvero corruzione e clientelarismi.  Proprio per questo motivo i cittadini di Parma hanno deciso di mettere in scena la ‘Via Crisis’, una processione, un insieme di persone che camminando collegheranno, con passi e ragionamenti, le stazioni di un pubblico calvario, di un affare privato a danno dei cittadini, portato alla luce dall’inchiesta della Guardia di Finanza.

L’appuntamento è sabato 17 settembre, alle 17, sotto i portici del Grano: il luogo dove tutto ebbe inizio, ovvero la sede comunale. E proprio qui si creò il primo movimento spontaneo contro l’amministrazione del sindaco Pietro Vignali, denominato ‘La Piazza’, intesa come insieme di cittadini indignati per quanto stava succedendo, ovvero per gli arresti legati all’inchiesta ‘Green money’. La prima protesta fu realizzata a giungo, chiedendo le dimissioni del primo cittadino: da allora l’intera giunta è stata azzerata e riformata, l’Udc e Parma Civica se ne sono andate dalla maggioranza, lasciando solo Vignali con il sostegno del Pdl, i cui assessori sono gli unici a essergli rimasti ‘fedeli’. Ma il primo cittadino rimane. Ed è proprio per lui che è stata organizzata la manifestazione di sabato.

E’ stata proprio ‘La piazza’ a organizzare l’evento di sabato prossimo, l’ennesimo tentativo di chiedere le dimissioni a un sindaco che non vuole andarsene, per quanto il consenso politico e popolare gli sia crollato sotto ai piedi.  <La Via Crisis attraverserà luoghi propagandati dall’amministrazione comunale come simboli di un grandioso “sviluppo” ed ora visibili, crollato il catafalco, come pesante lascito futuro – fa sapere il movimento di cittadini -. C’è ormai tanta gente, giovani, donne, precari, lavoratori, che stanno camminando e ragionando. Progettano nuovi modi di fare politica: partecipata, ragionata in pubblico, riappropriata dal basso, che rifiuta la logica della lottizzazione del potere, delle cariche, delle poltrone, delle consulenze, delle tangenti…

Progettano nuovi temi al centro della politica: quelli che nascono dai bisogni di coloro che vivono del loro lavoro, la difesa dei beni comuni, dei diritti al lavoro, allo studio, alla cultura, alla salute>. Sono tantissimi infatti i comitati che sono sorti a Parma, anche prima dello sviluppo dell’inchiesta ‘Green money’, a difesa di quartieri, edifici, piazzali che erano finiti nel mirino dell’amministrazione comunale per opere di riqualificazione che, come già successo in passato, minacciavano di venire stravolte all’insegna di uno sviluppo e una modernità non ricercata dai cittadini che quei luoghi li abitavano. Segno che ormai il distaccamento tra l’alto, ovvero gli amministratori, e il basso, il popolo, era netto. Unico segnale discostante, in questi giorni, è il fatto che il sindaco abbia bloccato la realizzazione dell’hotel all’interno dell’ospedale vecchio, luogo dove ora sorge l’archivio di Stato e la biblioteca civica: che abbia ascoltato le richieste dei comitati o che abbia semplicemente voluto fare un torto a qualcuno che gli ha fatto mancare l’appoggio, come ad esempio a chi doveva realizzare quell’hotel?