Nel secondo semestre dell’anno la ripresa in Italia si fermerà e su base annua il Pil crescerà dello 0,7% (contro l’1% stimato lo scorso maggio): queste le indicazioni delle previsioni economiche diffuse oggi dalla Commissione europea, secondo cui le prospettive dell’economia sono “incerte e molti sono i rischi che pesano su previsioni” economiche già “deteriorate”. Per Bruxelles, la domanda “moderata”  inciderà sull’export, ovvero il fattore che finora ha trainato la crescita. In aumento, inoltre, il costo dei finanziamenti per le imprese a causa delle recenti tensioni sui mercati valutari, il che inciderà negativamente sugli investimenti. Male anche i consumi privati così come gli indici di fiducia di imprese e famiglie, che hanno registrato forti flessioni negli ultimi mesi. Sul fronte dell’inflazione, invece, Bruxelles ha confermato per l’Italia la stima di maggio, ovvero un tasso di incremento dei prezzi al consumo del 2,6%.

Secondo il commissario per gli affari economici e monetari Olli Rehn, “la ripresa che segue una crisi finanziaria è spesso lenta e irta di ostacoli” e oggi ci si trova in un “contesto esterno più difficile mentre la domanda interna resta debole”. Per Rehn, la crisi del debito sovrano “si è aggravata e le turbolenze sui mercati finanziari sono destinate a frenare l’economia reale”, il che richiede “costanza” nell’attuazione di una  strategia di risanamento di bilancio che sia differenziata e favorevole alla crescita” e di decisioni per la stabilità finanziaria. Inoltre, le riforme strutturali “sono più importanti che mai” per creare il futuro potenziale di crescita. Le misure per il consolidamento dei conti pubblici contenute nella manovra approvata nei giorni scorsi dal Parlamento italiano, inoltre, a sentire Rehn non avranno “nessun impatto sulla crescita del Pil di quest’anno, ma avranno un impatto sulla crescita dal 2012 al 2014”. La manovra, però, per Rehn va nella “giusta direzione”, anche se ora all’Italia servono più misure “per stimolare la crescita” e “ulteriori sforzi per la liberalizzazione dell’economia”.