Sono più di cinquantamila le coppie che ogni anno si sottopongono alla fecondazione assistita in Italia. E nel resto del mondo la situazione è la medesima, con dati in continuo aumento. Queste coppie affrontano un percorso difficile e impegnativo soprattutto dal punto di vista psicologico. Spesso infatti per riuscire ad avere il figlio a lungo desiderato si devono sottoporre a molteplici tentativi, che creano un enorme stress nella vita della coppia stessa.

Non vorrei in questo post parlare degli aspetti tecnici della fecondazione che non mi spettano. Ma vorrei cercare di umanizzare la tematica, che mi sta a cuore e a cui mi sto dedicando da circa un anno per la scrittura di un libro d’inchiesta.

L’aumento dell’infertilità nelle coppie è ad oggi un problema molto diffuso. Però è una tematica ai più sconosciuta, sulla quale c’è poca informazione e soprattutto poca comprensione.

Sono molte le coppie spesso ostacolate o in difficoltà nel percorrere la strada della ricerca di un figlio e costrette ancora a vergognarsi quando ricorrono alla procreazione assistita per averne uno. La procreazione naturale è ammessa, mentre quella artificiale viene spesso negata o, quando autorizzata, comunque non vista positivamente, in Italia soprattutto. Diffusa è l’idea che tutte queste tecniche di manipolazione della procreazione dovrebbero essere rifiutate perché scindono la dimensione unitivo-affettiva dell’atto sessuale da quella procreativa. Chi ci dice, però, che i figli nati con le tecniche di fecondazione assistita non saranno altrettanto felici come quelli nati naturalmente? Con loro lo saranno pure i genitori, forse anche di più, perché magari desiderano un figlio da anni. E allora perché giudicare negativamente?

Emergono anche delle difficoltà quando si tenta di determinare quali sono le coppie che, in quanto sterili, possono sottoporsi alla cura del loro problema con le tecniche di fecondazione assistita.

Spesso si esige che la coppia sia sposata legalmente. Nei casi più permissivi in cui non viene richiesto il matrimonio, si chiede comunque da quanto tempo la coppia convive per capirne la stabilità. Personalmente penso che il criterio migliore per decidere se e in che modo possono nascere degli esseri umani, sia quello di assicurare al nascituro una buona qualità di vita. Garantendogli serenità e amore. Anche perché non mi risulta che ci sia qualche tipo di regolamentazione per i figli nati da una notte di passione e magari poi non riconosciuti dal padre.

Dunque chi decide di avere un figlio naturalmente o tramite procreazione assistita, dovrebbe semplicemente assumersi questa responsabilità. E questa dovrebbe essere la regola generale sia per le coppie sposate, per le coppie di fatto, per coppie omosessuali e per le mamme single. Senza discriminazioni per nessuno. Altrimenti, non accettando questa realtà, gli italiani saranno costretti ad andare all’estero dove a riguardo c’è più tolleranza. E l’Italia continuerà a rimanere sempre un passo indietro. Come in altre cose.

Nel 2010 il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina è stato consegnato a Robert G. Edwards, padre della fecondazione in vitro assieme al defunto Patrick Steptoe. Sono coloro che, dopo numerosi anni di ricerca e di esperimenti, sono riusciti a dare una figlia, Louise Brown, a una coppia infertile, che desiderava un figlio da dieci lunghi anni. Era il 1978. Consiglio la lettura del loro libro A Matter of life del 1980, in cui raccontano tutti gli esperimenti che li hanno poi portati a rendere possibile la fecondazione in vitro.

Da quell’anno ha così inizio la fecondazione di ovociti umani in vitro, cioè in un terreno di coltura fuori dal corpo della madre, con l’intento di produrre embrioni da trasferire in utero. Da qui il nome a questa tecnica di Fertilization in vitro and embryo transfer (Fivet). L’annuncio della nascita della prima bambina nata con questa tecnica ebbe una forte risonanza: oltre a chi la vedeva come una svolta epocale per la scienza e per risolvere i problemi della sterilità, c’erano anche molti che la consideravano una follia contro ogni principio morale. Con quella nascita, però, sono state rivoluzionate le tecniche di trattamento dell’infertilità, che continuano tuttora ad essere migliorate e che soprattutto hanno messo al mondo tantissimi bambini: la gioia più grande.

Questo è solo un piccolo accenno alla tematica a cui se ne collegano molte altre concernenti la bioetica, che devono essere trattate. Io cercherò di farlo nel migliore dei modi nei prossimi post. Spero che qualche coppia abbia voglia di commentare questa storia con la sua esperienza personale.