Qualche giorno fa ero dal mio commercialista per pagare una rata di tasse come moltissimi altri professionisti che non hanno entrate regolari e sufficienti per pagarle tutte insieme, e casualmente il discorso è caduto sull’ultima genialata di un noto commercialista che lavora per il Governo. Il mio lo ammira sinceramente per le soluzioni creative e imprevedibili che spiazzano tutti, perfino i colleghi. “Ma come gli vengono?”, ripete spesso con tono sognante. Questa volta però il tono con cui ha pronunciato la sua abituale domanda retorica era diverso. Era preoccupato.

L’antefatto: in Europa nessuno ci dà più credito. Ma non in senso metaforico, proprio in senso concreto, visto che quello metaforico ormai l’abbiamo perso da un pezzo. Dov’è allora la genialata? È quella di pensare in grande, guardare oltre, oltre i confini del nostro provincialismo e aprirsi al nuovo che avanza (l’avessimo fatto prima!). Ma qui di veramente nuovo c’è soltanto la Cina. L’India non esiste per i nostri provinciali al governo, è popolata di poveri che sanno fare soltanto lo sciopero della fame come Pannella, è sottosviluppata e il suo unico momento di gloria è stato quando Salgari ci ha fatto le location dei suoi racconti. Pensano proprio così. La Cina, viceversa, esiste economicamente soltanto perché bene o male ha messo su delle piccole imprese a Prato, gliel’hanno detto i tessili del posto, altrimenti la Cina chi la conosceva?

Invece purtroppo la Cina sta comprando pezzi interi della finanza e dell’industria occidentale pagando in contanti e l’India ci mangia in testa tecnologicamente. Non solo, ma la Cina tiene in pugno gli Stati Uniti essendo il loro maggior creditore. E possiede già circa il 4 per cento del debito pubblico italiano. Gli osservatori del Financial Times non si sono di certo lasciati sfuggire la mossa quando, il 6 settembre scorso, il nostro ministero dell’Economia zitto zitto ha incontrato Lou Jiwei presidente della China Investment Corp (CIC) che detiene il secondo fondo sovrano cinese. Nessuno spiffero è trapelato ma le fonti del Financial Times confermano l’interesse dei cinesi all’acquisto di bond e investimenti in società di punta come Eni ed Enel.

Il Governo tace. Intanto, le trattative con i cinesi stanno andando in porto. Cioè, nella guerra economica e finanziaria fra Occidente, ultimo baluardo del cristianesimo, dell’anticomunismo, del retto vivere, e Cina, siamo stati consegnati al nemico senza nemmeno poter trattare la resa, come merce di scambio. Anzi, peggio, abbiamo stretto nostro malgrado un patto col diavolo che in cambio di lasciarci vivere ancora per qualche anno la nostra solita vita al di sopra delle nostre possibilità, bontà sua, alla fine tornerà a riprendersi la nostra anima dannandoci per l’eternità. Come nei migliori film horror. Solo che questo non è un film, è tutto vero.

A proposito: dov’è finito secondo voi il famoso “senso dell’onore” di cui si riempie la bocca la destra? Dov’è questo eroico senso dell’onore quando parlano della Cina come ultima dittatura comunista e come pericolo letale per la nostra economia, e poi vanno di nascosto a chiedergli l’elemosina? Che ne dicono i leghisti sempre duri e puri? Sarebbe bello che fossero proprio loro a briffare, come si dice, le agenzie di pubblicità in vista di una gara per l’assegnazione di una campagna nazionale che giustifichi questa genialata e la spieghi agli italiani. Ma non lo faranno. Allora, lancio da qui un concorso almeno per il miglior slogan che sintetizzi il senso dell’operazione. Sul serio. Riunirò una piccola commissione di colleghi pubblicitari per valutare lo slogan migliore. Al vincitore invierò una copia del mio ultimo libro. Scrivete gli slogan qui nei commenti e inviatene una copia anche al mio indirizzo di posta elettronica (bruno punto ballardini chiocciola libero punto it). Partecipate compatti.

Vignetta di Marco Dambrosio dal Post