Alla fine, dopo tante polemiche, il Comune di Bologna comincia pian piano ad affossare l’affaire People Mover, la contestata monorotaia che dovrebbe collegare in sette minuti la stazione ferroviaria all’aeroporto. Il primo passo di palazzo d’Accursio è far uscire, i maniera parziale o totale, Atc, (l’azienda pubblica dei trasporti cittadina) dalla compagine Marconi express, la società che deve gestire l’opera data inizialmente in project financing al Consorzio cooperative costruzioni (Ccc), poi scaricata sulle casse pubbliche della stessa Atc.

Del resto contro quest’opera voluta nel 2007 dalla giunta Cofferati sono schierati comitati di cittadini e soprattutto sull’opera è puntato l’occhio della magistratura contabile e di quella ordinaria. Il contratto per la costruzione dell’opera potrebbe essere talmente rischioso per Atc che qualche giorno fa lo stesso sindaco di Bologna, Virginio Merola, aveva ammesso che oltre ad Atc molte società, pubbliche o private, sarebbero potute o dovute entrare nella concessionaria Marconi express. Ora, mentre sia la Corte dei Conti che la Procura della Repubblica indagano sulla vicenda, la questione delle quote potrebbe riaprirsi.

Oggi, durante una commissione consiliare convocata ad hoc, un documento ufficiale letto dalla vicesindaco Silvia Giannini conferma questa tendenza: “Nel corso dell’assemblea del 26 novembre 2010 fu deliberato un mandato al consiglio di amministrazione di Atc – si legge in un recente verbale di un’assemblea dell’azienda – di ricercare d’intesa con il socio Consorzio cooperative costruzioni, ogni possibile soluzione finalizzata a ridurre ulteriormente i rischi finanziari connessi all’operazione, che potrebbero avere effetti indiretti sui bilanci dei soci pubblici di Atc”. Insomma i rischi ci sono e Atc e il Comune cominciano ad ammetterlo.

Il Ccc (colosso della cooperazione bolognese, attivo negli appalti di mezza Italia e recentemente finito sotto l’occhio del ciclone del caso Penati) che nel 2009 si era aggiudicato la concessione per 30 anni in project financing per la costruzione e la gestione del People mover, aveva poi portato Atc dentro la società Marconi express, società costituita proprio per la gestione dell’opera.

I patti prevedono che nel giro di pochi anni il rapporto delle azioni, al 75 % di CCC e al 25 % di Atc (società interamente pubblica appartenente a Comune e Provincia), si inverta. Nell’anno 2020 infine il totale delle quote di Marconi express passeranno ad Atc. Dunque, paradossalmente, un soggetto pubblico di proprietà del Comune al 60 % diventerà il gestore di un servizio del Comune stesso. Ed è un servizio che doveva essere affidato a un privato per non pesare sul pubblico sia per ciò che riguarda i costi che per i rischi.

Tuttavia il ritiro, parziale o totale, di Atc comincia a essere una ipotesi concreta che oggi è stata presa in considerazione dalla stessa Rita Finzi, presidente di Marconi express, ma soprattutto dirigente di punta del Ccc: “Siamo obbligati a fare l’opera anche se uscissero i soci pubblici. Eventualmente torneremo sul mercato. Sono convinta che troveremmo un altro gestore”. Tuttavia se i possibili nuovi partner fossero quelli di cui si vocifera, non ci sarebbe da dormire sogni tranquilli: si tratterebbe infatti ancora una volta di soci a partecipazione pubblica come la Sab, la società aeroportuale bolognese o la Fiera.

Neppure l’ipotesi di una rescissione del contratto (con l’opera che andrebbe a monte) è improbabile: “Ci sarebbero dei costi da parte del Comune – spiega Rita Finzi – ma anche in fase di costruzione ci si può fermare”. Pochi mesi fa, intervistato da ilfattoquotidiano.it l’allora direttore delle Cooperative costruttori, braccio operativo di Ccc, Adriano Turrini ammise che “a differenza di altri casi, stiamo parlando di un’opera che materialmente non si è ancora avviata, se c’è da fermarsi ora costerebbe meno”.

Del People mover poi si occupa anche la magistratura. Quella ordinaria ha ancora aperta un’indagine sulla concessione. La Corte dei Conti ha invece avviato un’istruttoria, per ora in attesa di sviluppi: “Nel momento in cui ci fossero delle spese concrete legate all’avvio dei lavori – spiega il magistrato contabile Pasquale Principato che si sta occupando dell’indagine – si può iniziare a valutare se c’è un’illegittimità, se questa è la causa del danno, se è imputabile a colpa grave”. La colpa sarebbe quella di avere accollato a una società pubblica un rischio che, secondo l’appalto, doveva essere di un privato: “Il Comune di Bologna poteva affidare ad Atc questo servizio direttamente – prosegue Principato – il problema è che si è fatto un bando di project financing. L’ingresso di un socio pubblico nella concessione è un cambiamento in corsa”.

A scatenare un’ulteriore polemica durante la commissione di stamattina è stata poi una inchiesta sulla vicenda de ilfattoquotidiano.it del giugno scorso citata in commissione dal consigliere vendoliano Lorenzo Sazzini. In particolare è stata citata la parte in cui si riportava una versione contraddittoria tra Atc e Ccc su quelli che furono i contatti preliminari tra le due società. Nella nostra inchiesta, mentre fonti ufficiali Atc sostenevano che non ci furono contatti, proprio Rita Finzi parlava invece di contatti con l’azienda trasporti bolognese (e con altre società di trasporto) prima della presentazione dell’offerta.

Oggi in commissione sia Francesco Sutti, presidente di Atc, sia Finzi, hanno portato una risposta più dettagliata, che prova a mettere a tacere chi parla di eventuali accordi prima della gara d’appalto: “Le richieste di informazioni da parte del Ccc e di altri costruttori ci furono ma noi non ne abbiamo mai fornito nessuno”. Poi all’uscita il presidente Atc è più lapidario: “Non sono abituato a fare operazioni di distorsione del mercato”.

Intanto il 4 ottobre prossimo, giorno di San Petronio, il progetto esecutivo dell’opera attende il via libera di Palazzo d’Accursio. Ma sulla bontà dell’opera in sé e sulla sua utilità i pareri contrari sono sterminati.

Oggi in commissione, alla sua prima uscita pubblica, c’era anche il Comitato contro il People mover. Son bastati pochi minuti per far scattare le contestazioni, a tratti tanto accese da spingere il presidente Marco Piazza a minacciare la sospensione.

Appena iniziati i lavori, i componenti del comitato cittadino, una trentina in tutto, si sono piazzati in fondo alla sala per ascoltare gli interventi. E, nonostante i diversi richiami arrivati dal presidente della commissione, non hanno rinunciato ad animare la discussione, prima esponendo uno striscione di protesta (“People mover 100 milioni buttati, il nuovo caso Civis”) poi cercando invano di prendere la parola. Con il passare dei minuti, l’aria si è fatta via via più pesante fino agli interventi di Sutti e poi di Rita Finzi. Quando i due dirigenti hanno preso il microfono, dal fondo della sala si sono alzate voci di protesta, dando vita a un aspro botta e risposta tra le due parti. A pacificare ci ha pensato Massimo Bugani, consigliere del Movimento 5 Stelle, che, pur restando tra i più accesi contestatori della monorotaia e promotore del comitato, si è più volte avvicinato al gruppo per invitarlo a smorzare i toni.

Nato una settimana fa e promosso da associazioni come Bologna Attiva e da alcune formazioni politiche come il Movimento 5 Stelle, il Comitato No People mover ha inaugurato oggi la stagione di mobilitazioni. Che si prevede senza esclusione di colpi. “Il primo obiettivo è informare la cittadinanza, perché si generi consapevolezza – ha detto Vanni Pancaldi, uno degli esponenti del gruppo – La maggior parte della gente non sa nemmeno cos’è il People mover e di cosa si sta discutendo qui. Oggi quindi è solo l’inizio di un percorso che speriamo diventi il più partecipato possibile. E poi, chissà, se saremo costretti siamo pronti anche a intervenire fisicamente per impedire che quest’opera venga realizzata”. Sull’esempio del movimento No Tav: “Possiamo dire che ci ispiriamo idealmente a loro, anche se Bologna è ovviamente un contesto diverso”.

di Giulia Zaccariello e David Marceddu