Non c’è stato alcun reato, ma solo un atto di generosità nei confronti di una famiglia bisognosa. Silvio Berlusconi oggi è tornato a parlare sulla vicenda Tarantini. Non nelle sedi competenti, cioè alla Procura di Napoli, né con i pm titolari dell’inchiesta, ai quali il premier non ha ancora comunicato le date in cui è disponibile a farsi sentire. Ma con alcuni deputati del Pdl, in un breve colloquio avvenuto al termine del voto di fiducia sulla manovra.

Alla richiesta di delucidazioni sul caso Tarantini, specie alla luce delle ultime dichiarazioni del procuratore Capo di Napoli, Giovandomenico Lepore – che aveva fatto notare come le carte depositate dai legali del premier avessero tutta l’aria di una memoria difensiva (pur non essendo Berlusconi indagato nell’inchiesta) – il presidente del Consiglio avrebbe spiegato ancora una volta di essersi limitato ad aiutare una famiglia che si trovava in un momento di forte difficoltà, “come del resto – ha vosservato, secondo quanto riferito da alcuni dei presenti – ho fatto e continuerò a fare quando ce n’è bisogno: sono un generoso, faccio beneficenza”. Ma, ha insistito il premier, “senza commettere alcun reato”.

Poi l’attacco ai magistrati: “Mi sento un perseguitato, ad alcuni pm piace stare sotto ai riflettori e continuano ad usare la giustizia a fini politici. Questo – ha aggiunto il presidente del Consiglio, è un problema che riguarda tutti, anche l’opposizione, perchè se oggi colpiscono me, domani potrebbe toccare a uno di loro…”

Intanto altri esponenti di primo piano del Pdl intervengono oggi sull’attesa audizione del premier davanti ai pm della procura partenopea. Nonostante l’ampia scelta di giorni e orari, Berlusconi, che ieri è volato in a Strasburgo e Bruxelles sottraendosi così al colloquio, non ha ancora comunicato quando intende farsi ascoltare.

Sulla polemica legata al mancato faccia a faccia con i magistrati che indagano sulla presunta estorsione messa in atto ai suoi danni dai coniugi Tarantini e da Valter Lavitola, getta acqua sul fuoco il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che afferma: “Berlusconi non si e’ mai rifiutato di andare dai giudici, nemmeno ai tempi della campagna elettorale per le amministrative, cosa che certo non lo avvantaggiava: figurarsi in questo caso dove è addirittura parte lesa”. L’incontro europeo di ieri, secondo il titolare della Difesa, ha rappresentato “un problema contingente”.

Sul comportamento che il presidente del Consiglio dovrebbe tenere rispetto all’inchiesta, il resto della classe politica appare abbastanza unanime. Con l’eccezione di Umberto Bossi, che alla domanda dei cronisti all’uscita da Montecitorio su se sia giusto che il premier si presenti nicchia: “Chiedetelo a lui, io non dò consigli”. Per il leader dell’Udc Pierferdinando Casini il premier “ha il dovere di andare se la magistratura lo chiama”.

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani sostiene di non emettere “nessun giudizio morale su Silvio Berlusconi”, ma si appella alla Costituzione. “La nostra carta”, argomenta il leader Pd, impone a chi ha un impegno pubblico di svolgerlo con disciplina e onore. Questo non c’è e lo si deve chiedere”. E alle parole di Fabrizio Cicchitto, che aveva parlato di “inaccettabile uso politico della giustizia” che “distrugge lo Stato di diritto”, e aveva invocato l'”intelligenza politica” dell’opposizione, Bersani oppone uno sdegnato no comment.