Non solo rischio concreto e sempre attuale di default o manifestazioni ridimensionate come  ad esempio il Festival verdiano, un’istituzione ma costretto a sfoggiare quest’anno un calendario che definire di second’ordine è quasi un eufemismo. Nel Ducato, la (mala)gestione della cosa pubblica della giunta Vignali rischia di vedere anche una lunga serie di lavori pubblici incompiuti oltre a progetti destinati a restare soltanto sulla carta. La manovra passata a fine agosto in Consiglio, quella che ha tagliato oltre 5 milioni di euro e che è stata anche l’ultimo atto della componente civica dell’esecutivo che ha fatto poi un passo indietro, è destinata infatti ad avere ripercussioni concrete sulle opere che nei piani dovevano essere consegnate in prossimità della scadenza del mandato, nella prossima primavera.

Su tutte spicca, e non potrebbe essere altrimenti, la stazione ferroviaria, che negli ultimi due anni è stata un vero e proprio calvario per la città ma soprattutto per la sua Amministrazione: infiltrazione mafiose negli appalti, ascensori per disabili mai realizzati, viabilità e problemi per i commercianti della zona fino all’ingiunzione chiesta dallo studio di Oriol Bohigas, architetto ed urbanistica spagnolo cui è stato affidato l’avveniristico progetto, che ha ottenuto pochi mesi fa un pignoramento immobiliare pari all’importo dovutogli e saldatogli solo in parte, all’incirca un paio di milioni. Pur se a singhiozzo – il che, tradotto per pendolari e utenti, si traduce da tempo in treni spesso in ritardo visto il blocco di alcune linee – i lavori vanno in ogni caso avanti da un paio d’anni anche se la prospettiva di tagliare il nastro in campagna elettorale per Vignali & C. è ormai diventata un vera e propria chimera.

Stazione ma non solo: oltre alla metropolitana, sogno cui il sindaco ha già dato addio da tempo ma vicenda tutt’altro che chiusa (leggi contenzioso con la ditta appaltatrice e ricorso della Regione che pende al Tar sul “rimborso” erogato dal Governo), il buco gestionale e il taglio di fine agosto comporteranno anche altri due sacrifici, dolorosi ma inevitabili: Wcc e palasport. Pensato come una sorta di “cittadella della terza età”, il Welfare community center era uno dei “pallini” dell’ex assessore Lorenzo Lasagna (uno dei 5 freschi dimissionari, ndr) che lo aveva posto come una delle priorità di mandato: destinato almeno in teoria a rivoluzionare l’assetto sociale e urbanistico della città non ha però mai “attaccato” realmente, anche all’interno della stessa giunta prima del rimpasto aveva fatto registrare non poche perplessità e in ogni caso era stato accettato molto tiepidamente dai più. Troppo costoso e ambizioso – l’idea di spostare centinaia di anziani in un’area isolata della città aveva fatto pensare a qualcuno a un “ghetto” anche se di quelli di lusso – tra tutti i sacrifici forse è quello meno doloroso e che non saranno in molti a rimpiangere.

Altro fiore all’occhiello di uno degli assessori che hanno abbandonato Vignali per strada è il progetto del nuovo palasport: Roberto Ghiretti, infatti, ex pallavolista chiamato in giunta dal sindaco, sognava da tempo per Parma una struttura al passo con i tempi (l’attuale, già casa della mitica Maxicono che dominava il panorama nazionale negli anni Novanta, è ormai inadeguato e obsoleto) ma ha dovuto ricredersi ed arrendersi all’evidenza dei fatti. Un settore, quello dello sport, che comunque è risultato sin da subito, cioè da inizio estate, il più bersagliato dai tagli: in corso d’opera, infatti, anche il calendario di iniziative di “Parma Città europea dello sport 2011” ha dovuto fare i conti con la scure del bilancio (oltre 100mila euro spariti per così dire cammin facendo), motivo per cui l’abbandono di Ghiretti, palesatosi a inizio mese al pari degli altri “civici”, era stato ventilato prima e minacciato poi in modo abbastanza chiaro già diverse settimane fa.

Per due cantieri che non vedranno mai (probabilmente mai più) la luce, ce n’è comunque un altro, oltre alla stazione, per cui i tempi rischiano di dilatarsi fino alle proverbiali “calende greche”, e quasi certamente oltre il mandato di questo “Vignali ter”: è il caso della Cittadella del rugby che dovrebbe sorgere nel centro polisportivo di Moletolo e per cui è stata coinvolta in prima persona anche la Federazione italiana rugby, chiamata a copartecipare all’iniziativa. “Creatura” anche questa di Ghiretti, dopo il addio, pare aver perso di slancio: beninteso, cantieri, ruspe e cartelloni sono tutt’ora presenti nell’area dove però a mancare – e non è poco – sono gli operai al lavoro, che da queste parti nessuno vede da qualche tempo.

Vignali, di questo gliene va dato atto, è sempre stato chiaro nel periodo “caldo” della crisi, quando la sua caduta era data per imminente: dobbiamo restare per onorare almeno i pagamenti con le ditte. La questione, però, a questo punto appare un’altra e cioè quali dei cantieri reali o ipotizzato tali saranno pronti: probabilmente al sindaco non resterà altro che la nuova sede dell’EFSA, l’Agenzia europea sulla sicurezza alimentare, e il ponte Nord. Ma se per queste due opere la consegna “in tempo utile” appare probabile, polemiche e lamentele sembrano essere una costante che nemmeno qui fa eccezione, specie per il ponte Nord, opera avveniristica in perfetto “stile-Parma” che colpisce non soltanto per le sue linee ma per il fatto di collegare due punti della città dove la viabilità non è ancora stata nemmeno immaginata. Una vera e propria “cattedrale nel deserto” che con le debite proporzioni fa assomigliare nel suo piccolo questo a un altro ponte: quello sullo stretto di Messina.

(f.nit.)