Acque agitate nel Pd romagnolo. Gli strascichi dell’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del disegno di legge costituzionale che sancisce la soppressione delle Province in Romagna si trasformano in un redde rationem trasversale ai territori e alle correnti interne. I malumori interessano in primis Rimini e il riminese, dove il presidente della Provincia, l’ex Margherita Stefano Vitali, lancia un siluro a Bologna subito deviato dalla federazione riminese del partito.

Complici mesi di stress per il pressing della Regione che sulle grandi partite (aeroporti, Fiere, trasporti, sanità)  ha imposto a Rimini di fare “Area Vasta” con altri cugini in Romagna spesso più indebitati, nell’obiettivo è finito il governatore Vasco Errani. Il quale sarebbe ‘colpevole’, nella sua veste di presidente della Conferenza delle Regioni, di essersi speso a più riprese contro la manovra del Governo ma- per dirla con Vitali e i suoi- ben poco contro la soppressione degli enti provinciali. Anzi.

Il presidente riminese non ci sta: “In fondo- ha detto Vitali dando sfogo a sentimenti malcelati da tempo- è un regolamento di conti. Ci avevano già provato 20 o 30 anni fa a fare i comprensori, intesi come enti di secondo livello, con il centralismo regionale. La logica è chiara: se posso avere più potere me lo prendo tutto. E credo che anche il mio partito, il Partito Democratico, che ha portato avanti battaglie importantissime su questa finanziaria, abbia fatto finta di nulla in modo cosciente anche per questo motivo. Quando mi gioco il potere, più lo decentro e meno ne ho. Ma soprattutto, bisogna tenere bassi quelli che vogliono alzare la cresta”.

Vitali da quando è stato eletto (2009) ha battuto forte sul tasto della sobrietà amministrativa come leva di virtuosità. Il giovane ente di corso D’Augusto, nato formalmente nel 1992 dopo essersi sganciato da Forlì, sotto la gestione Vitali ha conosciuto una nuova era. Il rapporto tra spesa per il personale e spesa corrente dice che nella Provincia riminese la prima incide per il 28% sulla seconda (il tetto è il 40%). Vitali, ex assessore in Comune a Rimini, quando è diventato presidente ha fatto anche dei costi della politica un dogma: tra gettoni, rimborsi e spese varie, il Consiglio provinciale nel 2011 costa 313 mila euro contro i 610 mila del 2008, la Giunta 405 mila euro contro 549 mila.

I costi delle consulenze e degli incarichi esterni sono passati dal milione di euro del 2007 (all’epoca in sella all’amministrazione c’era Nando Fabbri, già sindaco di Bellaria e consigliere regionale) ai 445 mila euro circa dell’anno scorso. Insomma, una bella dieta, che Vitali ha rivendicato spesso. Lo stesso presidente- come dimostrano le ultime dichiarazioni dei redditi pubblicate sul sito dell’ente, arricchito di una sezione ad hoc ribattezzata “operazione trasparenza”- si ‘accontenta’ di 42.361 euro all’anno (cui si aggiungono i 16.400 euro della moglie), un importo inferiore a quello di molti colleghi. L’obiettivo è chiaro: abbiamo le carte in regola, e ve lo dimostriamo.

L’attacco a Errani e al suo “centralismo” d’altri tempi, però, non è piaciuto per niente ai vertici del Pd riminese, che, già alle prese con il congresso di ottobre, hanno dovuto correre ai ripari prima che la staff di Errani sollevasse la cornetta. “In merito alle considerazioni di Vitali” sono intervenuti il segretario comunale Emma Petitti e il coordinatore provinciale Marco Agosta (il capogruppo in Comune targato Margherita come il presidente della Provincia) in una nota pubblica congiunta che inizia così: “Sorprende l’enfasi con cui i questi giorni a livello locale si sta affrontando un tema così importante, che chiama in causa una riforma istituzionale complessiva”.

Petitti, unica candidata al congresso provinciale di ottobre, e Agosta frenano Vitali e si schierano senza indugio con Errani: “Saranno gli enti a mettersi d’accordo per trovare una versione che vada bene a tutti e poi proporla ai cittadini. Ma proprio perché siamo ad un provvedimento del Governo ancora piuttosto confuso, Errani e la Conferenza Stato-Regioni hanno proposto al Governo di fare una commissione straordinaria per costruire un impianto, con tempi certi. Un impianto semplificato, senza sovrapposizioni, ma che eviti scompensi nel sistema”. Insomma, è la posizione della federazione, Vitali non fugga in avanti e soprattutto moderi i toni., anche perché Rimini senza la Regione (si pensi alla vicenda delle fogne) non va da nessuna parte. Il diretto interessato ha risposto via Facebook: “Se non altro a qualcosa servo… A far parlare i muti”, è il post di cui Agosta e compagnia si sentono destinatari.

Pure lo stesso sindaco di Rimini Andrea Gnassi – da anni molto vicino a Vitali ma anche ad Errani – questa volta si è trovato spiazzato. Gnassi a sua volta è intervenuto sul tema in questi giorni, ma con parole diverse da quelle del presidente provinciale. “Se analizziamo quelli che sono i limiti e le criticità che più ci fanno soffrire e perdere di competitività- ha sottolineato il sindaco dicendosi scettico sull’abolizione delle Province ma prendendola alla larga- sono quelli rappresentati dai ritardi accumulati quando eravamo solo ‘l’ultimo lembo di Romagna’ o al massimo circondario” sotto l’odiata Forlì.

Non bastassero le fibrillazioni riminesi, comunque, di questi tempi la “Area Vasta” viene impallinata anche dal sindaco Pd di Forlì Roberto Balzani, primo sostenitore della Provincia unica di Romagna. Balzani ha scelto niente meno che il comizio locale della Lega Nord, in compagnia del deputato Gian Luca Pini, per caricare il fucile: “Bisogna cercare di semplificare i livelli amministrativi, ecco perché parlo di Provincia unica ma non di Regione Romagna, che divide. Pini dice che si è rotto delle ingerenze bolognesi nel nostro aeroporto? Anch’io mi sono rotto- è stata la frecciata del sindaco forlivese- ma i problemi li ho avuti non con Bologna ma con Rimini, Cesena e Ravenna. È il guaio dei romagnoli: non sanno dialogare tra territori vicini. La Lega, devo riconoscerlo, ha dato un contributo in questo senso”.