Due uomini a volto coperto in cima a una torre di quindici metri. Riparte dalla piazza di un quartiere popolare di Milano la protesta degli immigrati contro la sanatoria che nel settembre del 2009 innescò “migliaia di truffe” ai danni di altrettanti irregolari.

Nel pomeriggio di ieri sono saliti sulla torre di cemento al centro di piazzale Selinunte, vicino a San Siro. Munite di passamontagna e giubbetti catarifrangenti, hanno dato inizio all’occupazione della struttura sulla quale è ora esposto uno striscione: “Giustizia per i truffati, permessi per tutti/e”. Nel corso della serata, ai piedi della torre una trentina di manifestanti si è riunita in assemblea per organizzare il presidio. “Lavoriamo in questo Paese da tanti anni, ma la legge italiana ci condanna alla clandestinità e al lavoro nero”, denuncia Najat Tantaoui, coordinatrice del Comitato immigrati di Milano e del gruppo che nei prossimi giorni sosterrà la protesta dei due stranieri.

A un anno dall’occupazione della ciminiera di via Imbonati, durata ben ventotto giorni, le richieste dei lavoratori stranieri di Milano sono le stesse: “Chiediamo un’occasione per poter regolarizzare le nostre vite”, spiega ancora Najat, “siamo stati ingannati dallo Stato e truffati da molti italiani che si sono approfittati della nostra disperazione”. Nel settembre 2009, infatti, la sanatoria del governo per i soli “lavoratori domestici” esclude e delude 300mila tra operai, muratori, artigiani, addetti all’industria e all’agricoltura. Oltre a tutte quelle colf e badanti (quasi 200mila) scaricate dai datori di lavoro non interessati all’offerta del governo. Così, nella speranza di rientrare nella sanatoria, decine di migliaia di stranieri si affidano a sedicenti consulenti e finti datori di lavoro. Migliaia di euro in cambio di documenti e ricevute che puntualmente si rivelano falsi. “Qualcuno ha pagato anche diecimila euro”, racconta Salah, una bandiera palestinese sulle spalle, anche lui in piazzale Selinunte per protestare. “Anch’io sono stato truffato”, continua, “ma noi non abbiamo nemmeno il diritto di denunciare chi si è approfittato di noi. Se un irregolare si rivolge alla giustizia rischia l’arresto e l’espulsione”.

La sanatoria 2009, prima e unica dal 2001, ha preceduto di poco l’entrata in vigore del ‘pacchetto sicurezza’ e del cosiddetto ‘reato di clandestinità’. “Il timore di dover aspettare altri otto anni e la paura di diventare clandestini spinsero molti di noi nelle mani dei truffatori”, raccontano in piazzale Selinunte. “Oggi chiediamo una nuova sanatoria per tutti”, spiega Saber, aiuto cuoco e muratore, “la regolarizzazione di tutte le persone truffate e la possibilità di denunciare chi si è arricchito sulla nostra pelle”.