Malgrado gli indugi della Procura di Bari, stanno per essere rese note le intercettazioni “terrificanti” fra Silvio Berlusconi e Giampi Tarantini. Inoltre fra meno di un mese parte a Milano il processo Ruby, con il suo corredo di intercettazioni a luci rosse. Torna pertanto prontamente in scena qualche disperata riedizione della vergognosa legge bavaglio. Magari riusciranno a cancellare le intercettazioni con l’ultima liberticida legge ad personam, ma ormai conosciamo bene le imprese del nostro personaggio e possiamo raccontarle.
Nota: il titolo ha il copyright de il Fatto Quotidiano.

Il terrore corre sul filo

Il processo Ruby parte
e al bidon delle tre carte
sono pronti i difensori,
come fanno i truffatori

che si trovan per le strade
alla caccia di chi cade
nell’ormai noto tranello.
In tre aprono un ombrello

sul qual prendono a giocare
con chi è, in realtà, un compare,
ma, fingendosi passante
bidonar vuole l’astante.

Un dei tre, con mani esperte,
muove tre carte coperte
invitando il sempliciotto
a trovar dove sta l’otto.

Il compare che ha tentato
ovviamente l’ha trovato
incassandosi il denaro,
ma col credulone ignaro

l’otto proprio non si trova,
anche se prova e riprova.
Segna quella carta e questa
ed a becco asciutto resta

finché ha perso tutti i soldi,
arricchendo i manigoldi
che con trucco ben condotto
hanno fatto sparir l’otto.

Oggi noi siamo i truffati
e del premier gli avvocati
sono i truffator da strada,
non sol tre, ma una masnada.

Chi guadagna è il puttaniere
che con prostitute a schiere
intrattiene relazioni,
mentre le intercettazioni

son la carta che scompare
e lo zozzo fa tremare.
La Giustizia qui è la posta
che i briccon con faccia tosta,

ahimé, voglion far sparire:
non val solo poche lire,
ma vuol dire Libertà.
Il bidon non riuscirà

poiché ormai sappiamo tutto:
su che ha fatto il farabutto,
su che han detto le Olgettine
in mise da crocerossine,

sui ricatti cha ha subito,
su quel Priapo che ha esibito
col lunghissimo pisello,
su chi sguazza nel bordello,

sui quattrini che ha pagato,
sulle palle che ha narrato,
sull’amor con minorenni,
su che fa perché s’impenni.

Posson sì questi cialtroni
zittir le intercettazioni,
ma ne resta la memoria.
Silvio passerà alla storia,

più che come Cavaliere,
come vecchio puttaniere,
corruttor di magistrati,
comprator di deputati,

come ignobile statista
in menzogne primatista,
mago delle prescrizioni,
truffator di creduloni,

protettor di latitanti,
amicon di lestofanti,
paladin di Benedetto,
dalla Chiesa prediletto.

Uno che con le sue imprese
ha causato al Belpaese
il disprezzo universale.
Ma lo sdegno sarà tale

che nel tempo che verrà
il suo nom diventerà
solo il marchio dei cialtroni:
cialtron come Berlusconi.