Una nuova fase, “la fase due di Futuro e Libertà”, la chiama così il presidente della Camera Gianfranco Fini, davanti a duemila persone sul prato della trentesima edizione della festa di Mirabello. Ringrazia per la consegna della tessera numero uno del partito, “non vi deluderò” dice ai militanti, “fermo restando il dovere di garantire dovuta imparzialità di governo della Camera”. Attacca un Berlusconi ormai al termine e lancia il Terzo polo come vera forza di governo.

Ma non c’è nessuna dimissione, dunque, come in tanti si aspettavano e chiedevano. Non sono un caso, infatti, le contestazioni appena pronunciata quella frase. Alcuni scuotono la testa, altri urlano parole di dissenso. E dopo il discorso, in mezza alla gente, qualcun altro gli dice: “abbiamo bisogno di lei. Il partito sta morendo!”. “Tranquilli, tranquilli” risponde fermo. Ma tanto tranquilli non sembrano.

In questo paesino di tremila abitanti, alle porte di Ferrara, il discorso del Presidente della Camera non soddisfa tutti. Nelle ultime settimane si era parlato di lui solo per la pesca “illecita” di molluschi e stelle marine. Specie protette, intoccabili. Proprio come tre anni fa quando fu pizzicato mentre si immergeva di fronte all’Isola di Giannutri, in un’area protetta. E bisogna correre con la mente al 5 settembre dello scorso anno, per ascoltare un Fini appassionato e incisivo, sempre davanti ai suoi militanti; più volte disse che “il Pdl non c’è più”, concludendo dopo più di un’ora, interrotto da numerosi applausi, con una citazione di Ezra Pound: “se un uomo non ha fiducia nelle sue idee, o non valgono nulla, o non vale niente lui”. Una frase che è rimasta nelle menti dei militanti di Futuro e Libertà, a cui la fiducia inizia un po’ a mancare. E guardano al Presidente della Camera con attesa, di un passo avanti o una scelta netta e decisa. Che sembra non essere arrivata.

Il berlusconismo è giunto al termine – dice ai suoi militanti – nessuno sa quando calerà la tela, ma siamo già alla fine di un regno, per questo si deve creare un’alternativa ad un sistema bipolare che è primitivo, una specie di ordalia fra chi sta con Berlusconi e chi è contro”.

“Non siamo pentiti e ripeteremmo tutte le parole dell’anno scorso” afferma. “Quel dito accusatore contro Berlusconi lo alzerei ancora”. E con veemenza incalza i suoi: “oggi è necessario andare avanti con maggiore determinazione rispetto a quella che abbiamo avuto fin qui. E ne siamo convinti. Perchè c’è un’Italia in cui credere e un’Italia che crede in se stessa”.

Parla della politica con la p maiuscola il presidente della Camera, quella di cui ha nostalgia, “quando c’erano uomini come Almirante, Berlinguer, Moro. Una politica di cui c’è assoluta necessità”. È un discorso più politico che istituzionale, da numero uno di un partito che però fatica a decollare: “Crediamoci! E credendoci comportiamoci di conseguenza. Siamo tutti in discussione, non c’è nulla di consolidato”.

Un Fini che nonostante la contrarietà nei confronti dei referendum di giugno scorso dice di non poter “restare ad occhi chiusi davanti a quelle risposte degli elettori”. Mentre su quello contro la legge elettorale, ribattezzata porcellum, dichiara di non credere “che l’Italia abbia bisogno di tornare al mattarellum, ma c’è bisogno di liberarsi di una legge elettorale, quella attuale, che ha sulle spalle la responsabilità di aver acuito fossato tra società civile e palazzo. Se per togliere di mezzo il porcellum è necessario firmare per questo referendum che è stato promosso, nessun timore nel farlo, nessuna prudenza, nessuna resistenza. Discuteremo dopo quale legge elettorale utilizzare”.

Parla soprattutto di terzo polo, del suo polo: “esiste un altro spazio, un altro progetto da avanzare. È questa la ragione per la quale Fli deve essere convinta di rafforzare ciò che è stato chiamato il terzo polo. Deve essere un’unione di forze motivate, che vada all’attacco. Non si può giocare di rimessa, non può essere un luogo geografico, ma deve candidarsi alla guida del paese, o rischia di non avere l’appeal sufficiente. Rischia di non far breccia nel cuore degli italiani”.

“Essere moderato – dichiara – non significa rinunciatario, timido, prudente, avere attenzione a non alterare gli equilibri. E questo è un convincimento anche di Rutelli e Casini”. Secondo Fini questo “terzo polo è un punto di riferimento per un’Italia profonda e maggioritaria. Dobbiamo essere alla testa di questo movimento per dare voce a un’Italia che voce non ha”. Un progetto politico che si metta alla testa di campagne “per abolirle davvero le province, non per cambiare nome. Per dimezzare realmente il numero dei parlamentari, per dimagrire le istituzioni”.

Secondo Fini è “necessaria una campagna volta a liberalizzare. A privatizzare, cominciando dalla Rai; se si fossero messe all’asta le frequenze televisive, dando un dispiacere al Presidente di Mediaset, avremmo trovato un gruzzolo di risorse necessarie per tagliare magari l’Irap. Non si può avere strategia contro la crisi, se si dice che la crisi non c’è”.

Poi l’affondo su Berlusconi, che è il filo rosso del suo discorso. Per Fini l’Italia ha bisogno di un nuovo premier e di un nuovo governo, “che non abbia come obiettivo quello di resistere resistere resistere. Ma di governare, governare, governare, 24 ore su 24”. Poi chiarisce: “non auspichiamo alcun tipo di ribaltone, non ci appartengono. Il Pdl ha vinto le elezioni ha diritto di continuare a governare, ma ha dovere di accorgersi che non si può difendere l’indifendibile, non ci si può asserragliare nel bunker aspettando che passi la nottata”. Ma Fini, dice, non si fa illusioni: “Il presidente Berlusconi risponderà come altre volte ha fatto, lo conosciamo e se nulla accadrà l’Italia continuerà a vivere momenti travagliati”.

Momenti che Fini vuole affrontare con prontezza, “non vi deluderò”. “Ci incontreremo nelle piazze, nelle città. Nei luoghi in cui dare al popolo di centro destra, una bandiera, un’alternativa, una speranza. L’Italia merita qualcosa di meglio di ciò che ha. C’è la possibilità di riprendere un cammino interrotto per un’Italia di pulizia, patria lavoro giustizia”.

Fa politica Gianfranco Fini, da presidente della Camera, poltrona da cui non vuole dimettersi, contrariamente ai tanti che continuano a chiederglielo, anche dopo il discorso, fra le strette di mano e le foto con i militanti, per lo più insoddisfatti.

(n.l.)