Nel nostro curioso Paese v’è una certezza tra tante endemiche incertezze: il diritto all’ingiustizia. La nostra Carta costituzionale, obsoleta nella memoria della classe politica, scolpisce con sacralità alcuni diritti inviolabili. Tra di essi rilevante è il diritto alla difesa. L’art. 24 Cost. sancisce che “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.” ( co. I) e che “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.” (co. II). E’ tautologico notare come il diritto alla difesa presupponga la sussistenza di una giustizia efficiente. Contrariamente, il diritto fondamentale alla difesa sarebbe negato, poiché non può essere che pieno ed incondizionato. Il diritto alla difesa pretende quindi il diritto alla giustizia.

Occorre ricordare come tale diritto sia stato da tempo violato, offeso, vilipeso. Uno tra i diritti più sacri, scritto dai nostri padri costituenti, è violato dai poteri legislativo ed esecutivo e dalle istituzioni che non curano una metastasi che oramai ha devastato l’intera vita democratica. Senza la salvaguardia del diritto alla difesa, soccombono difatti anche tutti gli altri diritti. Il sistema della legalità – e dunque dello stato di diritto e dello stato sociale – poggia sulla certezza del diritto, la cui vis si manifesta solo in un efficiente sistema di giustizia. La giustizia è l’architrave sulla quale poggia tutta la società e la stessa democrazia. Se l’architrave cede, cedono i diritti e tra essi anche quelli fondamentali. Ancor peggio, i diritti collassano su se stessi, alimentando il sistema di sacche di soprusi ed illegalità, a vantaggio di soggetti disonesti. Ciò sino ad aggredire tutto il sistema economico, disgregandolo, indebolendolo. In pratica si ha un Paese senza futuro, composto da cittadini virtuali in una democrazia virtuale. Cittadini ai quali vengono riconosciuti diritti sulla Carta ma che non hanno poi strumenti di tutela. Un diritto senza tutela, dunque la necrosi dei diritti.

Basti citare alcuni esempi ricorrenti: se i genitori chiedono il risarcimento per i gravi danni arrecati al figlio, la lungaggine processuale e l’anticipazione delle spese legali e mediche arrecano loro un danno ulteriore; il recupero di un credito che transiti in una lunga causa e poi attraverso un irragionevole processo esecutivo irto di insidie, induce il debitore a resistere a oltranza, a sottrarsi dai suoi doveri e scoraggia qualsiasi investitore, causando ingenti danni ai creditori, nonchè agli imprenditori sino a indurli in uno stato di insolvenza per contagio; la lieve entità del risarcimento dei danni non patrimoniali e dell’indennizzo per eccessiva durata del processo infondono sconcerto e inducono a rinunciare a legittime azioni; genitori separati (spesso padri) vengono privati della più elementare tutela con riferimento ai minori per la lentezza dei processi e per l’applicazione distorta della legge sull’affidamento condiviso; la dubbia professionalità e terzietà dei giudici in alcuni settori della giustizia ordinaria creano sconcerto; l’impunità dei magistrati, sovente degli stessi avvocati, dei consulenti dei giudici e degli ufficiali giudiziari privano di adeguati strumenti di tutela le parti danneggiate. Non ultimo (cronaca ricorrente) la lunghezza dei processi penali, frammista all’istituto della prescrizione flessibile come un giunco, determina palesi ingiustizie.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a mediocri riforme tampone della giustizia, farraginose e inutili. Pseudo riforme che svelano solo il progetto di non giungere a nessuna seria riforma della giustizia. A chi possa giovare tutto ciò è da accertare. Certo non giova all’avvocatura che si è espressa da qualche anno per una riforma organica. Certo non giova ai cittadini. Mi pare che non giovi neppure all’immagine della magistratura, nel cui seno si trovano comunque eccezionali e laboriosi magistrati.Viene il sospetto che tale inefficienza giovi molto alla classe politica e ai suoi affaristi. Certo la non volontà o l’incapacità di produrre una riforma della giustizia a tutto tondo (magistratura, avvocatura, ministero di grazia e giustizia incluso, non ultimo con l’alfabetizzazione del legislatore) in ogni caso confermano la mediocrità ovvero la pericolosità della classe politica che ci ha governato negli ultimi decenni.

Negli ultimi anni si è discusso di lodo Alfano, di sospensione dei processi, di separazione delle carriere, di scudi per le più alte cariche dello Stato, di processi brevi, di prescrizioni. Una sterile discussione a vantaggio di pochi, che al più può interessare la sola giustizia penale. I cittadini necessitano di ben altro. Certamente prioritaria è la riforma della giustizia civile, la diversa organizzazione della magistratura e la valutazione della responsabilità dei magistrati, la riforma della professione forense. Tutto deve procedere insieme e subito però, perché sono vasi comunicanti. Non v’è più spazio per contrapposizioni, atteggiamenti lobbistici, egoistici, ideologie, sofismi, machiavellismi. Il sistema giustizia è collassato. L’avvocatura ha perso da tempo il suo ruolo culturale e sociale. La magistratura è stata sfiduciata dai continui attacchi politici e in parte si è arroccata sulla torre di Babele, mostrandosi refrattaria ad un cambio culturale indispensabile. Il legislatore con schizofrenia sforna miniriforme spuntate, mediocri e disomogenee. Assistiamo quindi a un panorama desolante per il cittadino: egli dovrebbe avere gli strumenti adeguati per definire una lite stragiudizialmente; ove instauri una lite dovrebbe avere la certezza che si concluda in tempi ragionevoli, senza incorrere in un arbitrio giudiziale, e che sarà comunque in grado di ottenere giustizia portando subito ad esecuzione il provvedimento; dovrebbe avere una buona assistenza legale e solo da chi è formato scientificamente per fornirgliela; dovrebbe essere rassicurato che in caso di errore del giudice questi ne risponderà; dovrebbe essere messo in grado di capire di suo quale sia il panorama legislativo e non ricorrere a un interprete che gli spieghi i concetti anche fondamentali. Dovrebbe avere diritto a una giustizia.