L’Associazione familiari delle vittime degli eccidi nazifascisti di Grizzana, Marzabotto e Monzuno tra il 1943 e il 1944 ha espresso la propria preoccupazione verso il ricorso presentato dalla Germania contro l’Italia che verrà discusso dal 12 al 16 settembre alla Corte internazionale di giustizia a L’Aia.

In ballo ci sono le sentenze della Cassazione italiana in merito alle cause giudiziarie in corso relative allo sfruttamento del lavoro coatto di oltre 700.000 internati militari e civili italiani deportati dopo l’8 settembre 1943, agli eccidi compiuti dall’esercito tedesco contro i civili sugli Appennini e all’esecutività in Italia delle sentenze dei tribunali greci relative alla strage di Distomo. Il timore, ha scritto in una nota il presidente Valter Cardi, è che “con il processo a L’Aja si vogliano chiudere definitivamente i capitoli dolosi e dolorosi della nostra storia a cui non si è voluto per oltre 62 anni rendere giustizia”. I familiari delle vittime, ha spiegato, “non potranno mai accettare che la corte di Giustizia Internazionale cancelli i diritti acquisiti dai familiari attraverso le aule di Giustizia del nostro paese”, così come “non potremmo mai perdonare il massacro di tanti civili innocenti , scoperto nell’ormai famoso Armadio della Vergogna che per oltre 40 anni sono stati celati, nascosti, occultati. Da queste premesse la critica e la condanna “all’atteggiamento del governo tedesco che, rifiutando il riconoscimento delle responsabilità delle sue imprese e del nazismo antepone alla giustizia e alla storia degli individui gli interessi economici e le opportunità politiche”.

Giudizio esteso anche all’esecutivo italiano che, secondo i familiari, “offende i suoi cittadini e la storia del Paese in nome della ragione di stato e sospende l’esecutività delle sentenze dei tribunali della Repubblica”. Inoltre, nel processo che sta per aprirsi, secondo Cardi “c’è qualcosa che va al di là dello spregio dei cittadini italiani e greci”. La corte, ha sottolineato, “è chiamata a esprimere un giudizio e fare giurisprudenza sul delicato e decisivo confine fra diritto individuale e responsabilità istituzionale”. In discussione “c’è in generale il principio dell’immunità degli stati oltre il punto di rottura dell’esercizio tollerabile della sovranità, un principio che attiene il diritto internazionale dei popoli nel presente”.

Ecco perché, si conclude la nota, “riteniamo indispensabile in questa occasione fare sentire la nostra protesta e invitiamo quanti provano la nostra stessa preoccupazione e indignazione a fare sentire la loro voce in tutte le sedi che giudicheranno più opportune”.