La piccola Ferrara si scopre al centro del mondo. Per qualche mese la città emiliana si avvolge dello splendore della Parigi degli anni Venti e Trenta. Gli anni in cui la capitale francese era la Mecca di ogni artista e intellettuale. Un pellegrinaggio dovuto almeno una volta nella vita. Erano gli anni di Paul EluardErnest HemingwayEzra PoundJean Cocteau, Erik Satie. Era la Parigi che aveva appena perso Proust e stava cullando Sartre. Era tutto. Una cosciente follia che ispirò tutte le arti e condizionò in primo luogo la pittura. Fu sotto la Torre Eiffel che si incontrarono e si influenzarono personaggi come Modigliani, Dalì e Picasso.

Ecco svelato il titolo della mostra che inaugurerà domenica 11 settembre a palazzo Diamanti di Ferrara: “Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì”. Un tema, quello scelto da Ferrara Arte, nato quasi per caso. L’idea arriva alle curatrici di Palazzo Diamanti che nel 2008, mentre si sta svolgendo nella città estense la mostra su Mirò, riflettono sull’importanza dell’epoca parigina a cavallo tra gli anni Venti e Trenta.

Davanti alle tele del pittore spagnolo “abbiamo dato libero corso all’immaginazione – spiega Maria Luisa Pacelli, responsabile delle Gallerie d’Arte Moderna del Comune di Ferrara e curatrice della mostra insieme a Simonetta Fraquelli e Susan Davidson – e si pensò come sarebbe stato bello organizzare una esposizione relativa a quegli anni, mettendo insieme alcuni grandi maestri moderni che in quegli anni si trovarono, si confrontarono e si influenzarono all’interno della Ville Lumiere”.

Detto fatto. Gli organizzatori hanno riunito dipinti, sculture, costumi teatrali, fotografie, ready made e disegni dai più importanti musei e collezioni private del mondo. E così dall’11 settembre fino all’8 gennaio sarà possibile ammirare, in questa mostra nata, sviluppata e realizzata in completa solitudine da Ferrara Arte, alcuni capolavori di Mondrian, Matisse, Braque, Chagall, Duchamp, Severini, De Chirico, Magritte.

Capolavori come il “Mandolino, bicchiere, fruttiera e frutta” e la “Maternità” di Picasso, “Il tavolino rotondo” di Braque, il “Nudo con gatto” di Derain, “Due figure mitologiche” di De Chirico, il “Pulcinella malinconico” di Severini.

L’allestimento inizia con “Il ponte giapponese a Giverny” di Monet, proveniente dal Museo Marmottan. Il percorso si snoda quindi tra fino ad arrivare all’ultima sala, dove alle pareti laterali si incontrano, a destra, “L’eco del vuoto” di Salvador Dalì e “Il bacio” di Max Ernst sul lato opposto. Per evidenziare questa stagione irripetibile, fatta non solo di pittura, ma anche di teatro e di danza, nella parte centrale del percorso espositivo è stato allestito un piccolo palcoscenico con costumi originali dell’epoca.

Un’epoca “unica per cultura e vivacità artistica”, un’epoca “in cui traspariva – commenta la Pacelli – una incredibile voglia di rinascita, una sensazione positiva di voler creare e cambiare il mondo; un sentimento di cui forse ci sarebbe bisogno anche oggi…”.

(m.z.)