Al grido “cambiare la manovra”, la Cgil in Romagna ha incassato l’adesione e la partecipazione di tutti i principali amministratori locali targati Partito Democratico. Nel momento in cui a livello regionale va in scena la guerra dei numeri tra la Camera del Lavoro e la Cisl (per il segretario della Cgil dell’Emilia Romagna Vincenzo Colla sono scese in piazza 120 mila persone; secondo la segreteria emiliano-romagnola della Cisl, che fra l’altro segnala un’adesione inchiodata “al 10%” nel petrolchimico di Ravenna, la partecipazione è “ampiamente inferiore al 58%”), il sindacato ‘rosso’ ostenta soddisfazione per l’esito della mobilitazione anche oltre il Sillaro. In particolare a Forlì, dove, sostiene la Cgil, sono stati sfiorati i 10.000 manifestanti. Numeri che, manco a dirlo, alla Questura di Forlì-Cesena non tornano: “I nostri dati ufficiali parlano di 2.500 persone a Forlì e più o meno lo stesso a Cesena”, riporta la Digos.

Comunque sia, i bersagli preferiti anche in Romagna sono stati e restano due: sia il Governo, sia i “cugini” di Cisl e Uil, per dirla con Susanna Camusso. A Rimini era stata la stessa Cisl a rinfocolare le polemiche alla vigilia dello sciopero: in particolare, ha detto di considerare “un fatto grave” l’adesione, tra gli altri, del presidente della Provincia Stefano Vitali (“partecipo a titolo personale”, aveva chiarito l’ex Margherita) e quella del sindaco Andrea Gnassi. “Si tratta di una palese violazione del ruolo istituzionale e delle funzioni super partes che ogni buon amministratore locale dovrebbe svolgere nel libero e autonomo esercizio del mandato democratico ricevuto dai cittadini”, ha tuonato la segreteria riminese del sindacato ‘bianco’.

Gnassi, ex segretario provinciale del Pd, anche durante il corteo ha preferito dribblare i malumori: “Siamo qui per parlare di lavoratori e di persone, non di polemiche. Stiamo con le famiglie e con chiunque manifesti per i propri diritti, la manovra per una città come Rimini, che ha bisogno di infrastrutture, sarà lacrime e sangue”. Alla manifestazione riminese promossa dal segretario provinciale della Camera del Lavoro Graziano Urbinati, partita sulle 9.30 dall’Arco d’Augusto per approdare alle 11 in piazza Cavour, la Cgil ha contato 3.000 persone.

In termini di adesioni nelle aziende principali del territorio, il sindacato segnala oltre il 70% per gli operai in sciopero alla Scm, dove sono a rischio 45 posti di lavoro, ma anche un 95% alla Verni, un 90% alla Valtellina, un 80% alla Pagliarani, il 100% alla Rossi oleodinamica e il 62% alla Officina grandi riparazioni di Trenitalia. Tra i gruppi storici, ecco un 99% alla Ferretti, un 80% per il gruppo Valentini, il 100% al pastificio Canuti e oltre l’80% al calzaturificio Valleverde; per quanto riguarda i servizi, adesione quasi totale al trasporto pubblico (95%) e alta alla Telecom (82%).

Restando nel riminese, va segnalato un singolare “blitz” del centro sociale Paz e del collettivo studentesco contro la sede della stessa Cisl: ‘armati’ di fumogeni e striscioni, gli attivisti hanno messo in scena la loro protesta nonostante gli uffici dell’organizzazione fossero deserti.

Salendo a Ravenna, in Piazza del Popolo la Cgil ha contato oltre 6.000 persone presenti. Dal palco della piazza, dove hanno preso la parola oltre al segretario provinciale della Cgil Marcello Santarelli anche l’esponente della segreteria nazionale dello Spi Ivan Pedretti e il sindaco Pd Fabrizio Matteucci, gli interventi hanno battuto il tasto su un capitolo in particolare della manovra: l’articolo 8, quello che consente agli accordi sindacali aziendali di derogare ai contratti nazionali e alle leggi in materia di organizzazione del lavoro, compresi i licenziamenti. Per Santarelli rappresenta una norma nata solo per “dividere i lavoratori, dividere le generazioni, dividere il paese: l’articolo si occupa di rapporti di lavoro ed è stato inserito in un decreto legge per il risanamento dei conti pubblici, così si cancellano 50 anni di lotte sindacali”.

Tra le adesioni nelle aziende, riporta la Cgil ravennate, alla Fruttagel ha incrociato le braccia il 98% dei lavoratori, alla Vulcaflex l’85%, nel settore metalmeccanico l’adesione media è stata del 75% con picchi del 90%, alla Cmc si è raggiunto il 75% e si è registrata “un’alta adesione anche nel settore pubblico”. Se Matteucci, intervenuto in piazza, ha detto che “la grande partecipazione alla manifestazione di oggi conferma l’estensione della protesta contro un Governo che invece di affrontare la crisi la aggrava” e che “nel Paese l’opposizione è più forte che in Parlamento”, il Pdl locale, per bocca del vice capogruppo in Consiglio comunale Alberto Ancarani, parla di “immensa faccia tosta” nei confronti del sindaco e si chiede “fino a quando una simile ipocrisia potrà essere tollerata”.

Polemiche sulla presenza del primo cittadino si sono registrate anche a Forlì, dove il sindaco Roberto Balzani (insieme con diversi suoi assessori e molti colleghi dei municipi del comprensorio) è sempre stato in testa al corteo Cgil. “Dispiace che la strumentalizzazione sia stata adottata anche dal sindaco Balzani che ha guidato il corteo forlivese: provenendo dalla tradizione culturale repubblicana dovrebbe invece rappresentare l’anima più nuova del Pd, e prendere le distanza dall’anima massimalista che fa riferimento alla Cgil”, ha attaccato il consigliere regionale del Pdl forlivese, Luca Bartolini. Sta di fatto che a Forlì, almeno secondo le fonti sindacali, si sarebbe fatto il botto: “Questa è la più grande manifestazione tenutasi a Forlì dagli anni novanta a oggi. Più grande anche di quelle organizzate unitariamente da tutti i sindacati. Siamo 10 mila persone. Ci sono tanti sindaci e c’è la Provincia”, ha esultato il segretario provinciale della Camera del Lavoro Enzo Santolini.

In effetti, il presidente della Provincia di Forlì-Cesena, Massimo Bulbi, e pure il suo vice, Guglielmo Russo, hanno dato la propria adesione sia al presidio di Forlì sia a quello di Cesena, ma fisicamente hanno disertato le piazze di quest’ultima per manifestare, entrambi, nel capoluogo ‘storico’. Anche nel forlivese, comunque, il sindacato si dice contento dell’adesione riscontrata nelle fabbriche. Alla Electrolux, dove un presidio stamane ha preso piede a partire dalle 7 di fronte ai cancelli, l’adesione e’ stata pari all’85%. Alte percentuali, assicura la Cgil, anche per le aziende Bonfiglioli (90%), Officine Maraldi (100%), Gruppo Ferretti (90%), Coop Umanitaria (100%), Querzoli (70%), Caviro (70%), Cevico (100%), Softer (75%), Centroplast (75%), Cia Conad (80%), Pierantoni Formula (100%), Telecom (70%). Per quanto riguarda il Comune di Forlì la partecipazione, secondo la Cgil, è stata dell’80%, mentre nel settore della sanità e negli uffici statali si sono registrate “percentuali che sfiorano il 70%”.

Spostandosi nella Cesena ‘orfana’ di Bulbi e Russo, con il solo sindaco Paolo Lucchi tra gli amministratori Pd che contano, i dirigenti cigiellini rendicontano “circa 5.000 manifestanti” ad ingrossare il corteo partito da piazza Almerici. Il segretario provinciale Cgil, Lidia Capriotti, dice che “a distanza di soli quattro mesi dall’ultima manifestazione organizzata dalla sola Cgil, tantissimi lavoratori, pensionati, cittadini e soprattutto tanti giovani si sono ritrovati insieme per manifestare contro la manovra del Governo, che per l’ennesima volta scarica sui pensionati e lavoratori dipendenti i costi del risanamento economico e finanziario, e vuole cancellare il contratto nazionale e lo statuto dei lavoratori, a partire dall’articolo 18”.

Sulla partecipazione azienda per azienda nel cesenate, la Cgil lamenta che “anche questa volta, come successo nella manifestazione del 6 maggio scorso, ci sono state aziende che non hanno voluto darci i dati sull’adesione allo sciopero, vedi Celbo e Soilmec del settore meccanico”. In generale, il sindacato parla anche in questo caso di buona adesione: alla Sacim ha scioperato l’85% dei lavoratori; il 100% alla Fira, il 70% all’Apofruit di Longiano, alla Coperativa Agricola Cesenate e a Orogel Surgelati; oltre l’80% alla Cooperativa Muratori di Savignano, alla Cmc e alla Trevi; il 50% nel settore calzaturiero a San Mauro Pascoli; nel commercio “chiusura totale” della Camst e Slemensidere oltre alla partecipazione al 50% alla Marco Polo. Dalle banche e dal pubblico impiego i dati arriveranno, ma la Cgil di Cesena segnala già che “di lavoratori pubblici e bancari in piazza ce n’erano davvero parecchi”.