Dentro e fuori: Gaspare Spatuzza, membro di Cosa Nostra e ora collaboratore di giustizia, ha provato più volte a entrare nel programma di protezione del Viminale riservato ai collaboratori. La proposta di protezione, avanzata contestualmente dalle procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che indagano sulla strage di via d’Amelio e sulle bombe del ’92 e ’93, era stata rifiutata una prima volta nel giugno 2010. In quell’occasione, secondo la Commissione Centrale del Viminale, Spatuzza non poteva rientrare nel programma, essendo decorso il limite di 180 giorni entro cui un pentito deve riferire di fatti gravi di cui è a conoscenza. Oggi la commissione del ministero dell’Interno, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, cambia idea. A giugno il Tar del Lazio aveva annullato la precedente decisione, della stessa commissione, che un anno fa aveva dato parere negativo. Il cambio di direzione, spiega Mantovano, è giustificato dai “nuovi elementi informativi che la Direzione Nazionale Antimafia e le Direzioni Distrettuali Antimafia di Caltanissetta, Firenze e Palermo hanno fornito di recente”.

“Sono contento che Gaspare Spatuzza sia stato ammesso al programma di protezione per i collaboratori di giustizia”. Soddisfatto il procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari: “Ci speravo nell’ammissione al programma, perché nel frattempo avevamo provveduto a depositare un’articolata memoria difensiva sull’attendibilità di Spatuzza. Il mio ufficio aveva speso molto sulle sue dichiarazioni e le indagini hanno permesso di rilevare la sua attendibilità”.

Il curriculum mafioso di Spatuzza è disseminato di omicidi e stragi, ma le sue dichiarazioni (rilasciate alla fine del 2009) hanno lasciato il segno nel paese. Il boss, nell’aula bunker di Torino, riferisce dell’incontro avuto con Giuseppe Graviano, prima dell’attentato allo stadio Olimpico. “Con espressione gioiosa – dice l’ex capo mafia di Brancaccio – Giuseppe Graviano mi riferisce che abbiamo chiuso tutto e ottenuto quello che volevamo grazie alla serietà delle persone che ci hanno messo il Paese nelle mani”. Com’è noto, le persone in questione sono Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Spatuzza ha anche indicato una pista ben precisa per arrivare a chi fornì l’esplosivo di tipo militare utilizzato per l’attentato a Falcone: “Circa un mese e mezzo prima di Capaci – ha messo a verbale – vengo contatto da Fifetto Cannella, mi dice di procurare una macchina più grande che dobbiamo prelevare delle cose. A piazza Sant’Erasmo, ad aspettarci, c’erano Cosimo Lo Nigro e Giuseppe Barranca. Noi aspettavamo anche Renzino Tinnirello. Quindi siamo andati a Porticello, ci siamo avvicinati alla banchina e c’erano tre pescherecci ormeggiati: siamo saliti sopra uno di questi e nei fianchi erano legate delle funi, quindi abbiamo tirato la prima fune e c’erano praticamente semisommersi dei fusti, all’incirca mezzo metro per un metro. Quindi, abbiamo tirato sulla barca il primo fusto, poi il secondo e li abbiamo trasferiti in macchina”.