Adès basta! Sono centinaia le tshirt con la scritta “adesso basta” in dialetto emiliano che riempiono Piazza Maggiore a Bologna per lo sciopero generale indetto dallo Spi-Cgil. Oscillano tra quindicimila e ventimila le presenze sul crescentone (per la Cgil ancora di più) che complice il maltempo si sono sparpagliate e hanno occupato in ritardo e a chiazze la piazza centrale.

Una manifestazione all’insegna della protesta su più fronti. Dapprima la manovra correttiva del governo Berlusconi che, grazie al famigerato articolo 8, sta spappolando lo statuto dei lavoratori e contribuendo giorno dopo giorno a “svuotare” le tasche delle fasce più deboli della popolazione. In secondo luogo, la mancata presenza in corteo di Cisl e Uil. Infine, inaspettatamente, uno scontro durissimo con il direttore del Corriere di Bologna, Armando Nanni, reo di aver aspramente criticato lo sciopero di oggi in un editoriale uscito ieri.

“Le tasse le paghiamo fino all’ultimo centesimo e intanto ci impoveriamo”, ha esordito Danilo Gruppi segretario Cgil Emilia Romagna, “siamo stanchi e diciamo basta a questa manovra finanziaria correttiva. Andate a prendere i soldi dove ci sono per esempio con una tassa patrimoniale sulle grandi ricchezze”.

Un Gruppi determinato, quello di Piazza Maggiore, che non ha risparmiato nulla al governo in carica: “Questo esecutivo è pericoloso soprattutto perché mette a repentaglio il prestigio e l’autorevolezza dell’Italia con un ministro della pubblica istruzione che attacca tutti i giorni la scuola pubblica e un paranoico ministro del lavoro che compie ogni atto per smantellare i diritti acquisti dei lavoratori”.

Ma ce n’è anche per i colleghi di Cisl e Uil: “Qui in mezzo a noi ci sono anche tanti pensionati e lavoratori iscritti a Cisl e Uil. Ai segretari degli altri sindacati dico: svegliatevi! Siete più indietro perfino dei sindaci di centro destra che in queste ore stanno contestando le manovre del governo”.

E basta guardarsi attorno per capire che di sindaci e assessori, presidenti e vicepresidenti della Regione ce n’è a dozzine. Anzi, è proprio nel sottopalco, visibile alla folla, che si aggregano gli stati maggiori del Pd: il presidente della Regione Errani e la vicepresidente Saliera; il sindaco di Bologna Merola con codazzo di giovani assessori; segretari locali, provinciali e regionali; sindaci della provincia.

Uno sciopero che diventa così anche una conta interna, dopo che non più di una settimana fa tra Cgil e Pd, in merito alla partecipazione di oggi, regnava ancora il gelo. La cosiddetta “cinghia di trasmissione” è ricominciata ad andare e la protesta è diventata motivo di un ulteriore rimatrimonio tra partito e sindacato.

Tutto questo in vista di possibili elezioni a venire e di un autunno che si prospetta molto caldo: “Faremo di tutto perché nessuna norma di questa manovra venga applicata, anche se questo dovesse comportare un conflitto sindacale aspro fabbrica per fabbrica, azienda per azienda”, spiega Gruppi, “e poi diciamo una cosa alle imprese della nostra regione: non sopportiamo che mentre qualcuno sta trattando con te, poi intavola una pratica sottobanco con altri che altera quanto concordato come hanno fanno la Marcegaglia, Sacconi, Cisl e Uil. Quando si parla di differenze di merito si può trattare, ma qui c’è malafede e allora si va allo scontro frontale. Per questo dico dobbiamo trovare un compromesso tra le ragioni dell’impresa e le ragioni del lavoro, per creare una nuova soddisfazione reciproca. Per quanto ci provino in tanti di noi non riusciranno a liberarsi”.