Il vizio tutto italiano di sottovalutare i ricercatori e di perdere importantissimi brevetti per colpa di miopi burocrati non è solo un problema degli ultimi anni. Anche Guglielmo Marconi dovette subire la stessa sorte, oltre un secolo fa.

Dopo aver manifestato una precocissima attitudine all’elettromagnetismo e alle telecomunicazioni, nel 1895, a soli 21 anni, Marconi si recò al Ministero delle Poste e dei Telegrafi per presentare una sua invenzione, “il telegrafo senza fili”, e chiedere relativi finanziamenti. Con una decisione entrata nella storia delle cantonate più colossali del mondo, l’allora Ministro Pietro Lacava liquidò la richiesta senza pensarci, auspicando addirittura il manicomio per chi l’aveva formulata.

Marconi decise saggiamente di cambiare aria. Figlio di un italiano con la cittadinanza britannica e dell’irlandese Annie Jameson, nipote del fondatore delle omonime distillerie di whiskey, nel 1896 Marconi decide di partire con la madre verso la Gran Bretagna e di depositare lì il brevetto della propria invenzione. La prima trasmissione senza fili sul mare fu realizzata quindi nel 1898 in Irlanda del Nord, tra Ballycastle e l’Isola di Rathlin, mentre molte altre dimostrazioni pratiche venivano organizzate a Londra, Bristol e Kingston. Sempre dall’Irlanda, nel 1907, la Compagnia che Marconi aveva fondato nel Regno Unito diede il via alle radiocomunicazioni commerciali tra Europa e Americhe, costruendo una importantissima stazione di ricezione e trasmissione a Clifden, nel Connemara.

Dopo tanti successi straordinari, Marconi fu riaccolto con tutti gli onori nella comunità scientifica italiana, divenendo per decenni un’icona dell’italico genio nella scienza e nella tecnica. Ma se il suo genio è indubbio, altrettanto epocale rimane l’inadeguatezza delle istituzioni italiane a comprendere l’importanza dei giovani talenti e delle nuove tecnologie.

Con un’estrema beffa all’intelligenza, il paradosso si ripetè nuovamente diversi anni dopo. Tra gli anni ’20 e ’30, Marconi propose infatti alle forze armate italiane un ulteriore progetto: un “radiotelemetro” che potesse individuare natanti in mare anche durante la notte, da utilizzare per scopi civili e militari. Ancora una volta, l’idea venne presa sottogamba, perché “tanto di notte non si spara”. E così, mentre l’Italia rimaneva di nuovo fanalino di coda delle potenze occidentali, la tecnologia ipotizzata da Marconi diveniva realtà e nel 1939 la Gran Bretagna realizzava un sistema “radiotelemetrico” che poteva intercettare aerei, navi e sommergibili. Era nato il radar. Lontano dall’Italia.

di Mauro Longo, giornalista freelance in Irlanda