L’agenzia Moody’s potrebbe declassare l’Italia. Abbiamo già detto quali siano i limiti di questi rating, specie quando basano i loro giudizi su analisi discrezionali in merito al “rischio politico”, come avvenuto di recente per il declassamento Usa da parte di S&P.

La manovra finanziaria in corso di approvazione (“quale” lo sapremo solo alla fine) potrebbe in teoria evitare il peggio se giudicata credibile dai mercati (vero che i mercati spesso sbagliano, ma purtroppo finiscono per avere sempre ragione). Una parte di questa credibilità si gioca sui tagli alla spesa e una parte di questi tagli riguarda, pesantemente, i trasferimenti agli enti locali e l’incremento dei costi di alcune imprese a controllo pubblico, attraverso la Robin Tax.

Ora, il problema che abbiamo di fronte è che, nel compiere la sua valutazione, Moody’s non guarda solo al livello nazionale, ma anche allo stato di salute di enti e istituzioni, nazionali e locali. Dal mese di giugno, infatti, Moody’s ha messo sotto osservazione, per un possibile downgrade, il rating di Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna. Le regioni “osservate” sono Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Sicilia, Toscana Umbria e Veneto; le Province sono: le autonome Trento e Bolzano, Arezzo, Bologna, Firenze, Genova, Milano e Torino; i comuni Bologna, Milano, Siena e Venezia.

Di qui un dilemma: se la credibilità della manovra finanziaria “a livello nazionale” si gioca tutta sui tagli agli enti locali e su un incremento prospettico dei costi per le imprese pubbliche, la conseguenza paradossale è che proprio la ricerca della credibilità a livello nazionale finirebbe per indebolire quella degli altri enti controllati da Moody’s. Si prospetta dunque un complesso gioco tra rating e federalismo. Gli enti locali per mantenere a loro volta credibilità dovranno varare delle proprie “finanziarie”, accelerando e amplificando gli effetti restrittivi della manovra nazionale. Il rischio è che, nel complesso, questa manovra sia  giudicata ancora più debole proprio per le conseguenze generate nell’immediato sulla capacità finanziaria degli enti locali.

Questo dilemma ripropone la necessità che le manovre finanziarie non siano solo “tagli” alla rinfusa, ma strumenti di un piano pluriennale strategico.

Nei prossimi giorni sapremo tutto. Ma i rumor che aleggiano non promettono niente di buono.