Non fosse per l’occasione mondana di martedì 6 settembre alle 21 in Piazza Grande a Modena, quando saliranno sul palco i giovani allievi internazionali delle scuole modenesi di Mirella Freni e Raina Kabaivanska (citiamo, tra gli altri, il soprano Cristina Baggio, il tenore Marco Frusoni, il baritono Valeriu Caradja), di Luciano Pavarotti, a quattro anni dalla morte, sarebbe già sceso l’oblio.

Invece, nel cuore dell’Emilia il maestro italiano della lirica nel post Caruso, aveva costruito la sua fortuna artistica e commerciale. A partire dal Pavarotti and Friends, uno dei più monumentali, dispendiosi e seguiti eventi della musica internazionale dell’ultimo ventennio.

L’avventura di Big Luciano al Parco Novi Sad di Modena inizia nel 1992. L’incontro, per alcuni sacro, per molti altri blasfemo, tra la voce del tenore modenese e la musica leggera contemporanea corre subito veloce con tutti quegli ospiti “impegnati” che contraddistingueranno la natura umanitaria della kermesse canora di anno in anno.

Zucchero, Lucio Dalla, Bob Geldof, Mike Oldfield e Brian May (appena rimasto orfano di Freddy Mercury) sono i primi grossi nomi che vanno ad esibirsi nella tranquilla Modena quasi vent’anni fa. Poi subito seguono altre nove edizioni (saltano il ’93 e il ’97) con una fantasmagorica sequenza di duetti del maestro con cantanti d’eccezione (Elton John, Bono e gli U2, Eric Clapton, Liza Minnelli, il massimo del kitsch con Simon Le Bon e le Spice Girls) e con ogni volta una causa umanitaria sempre più dolorosa e impellente a cui devolvere i fondi: dall’anemia mediterranea nel ’92, alla Bosnia, Kosovo, Iraq e Afganistan, passando dalla Liberia.

Gli eventi, le grandi firme internazionali e gli acuti tenorili si susseguono. La cultura a Modena diventa sinonimo di spettacolarizzazione e solidarietà, fino a quando big Luciano si ammala, siamo nel 2004, è il Pavarotti&Friends chiude i battenti.La macchina organizzativa dal respiro mondiale sostenuta dalla società Pavarotti International viene presa in mano nel 2006 dalla moglie Nicoletta Mantovani. Ed è lei a portare avanti, col beneplacito testamentario del marito e con l’aiuto degli avvocati Giorgio e Annamaria Bernini, una galassia di società e partecipazione di capitali in aziende che spaziava e spazia dall’immobiliare al mondo dello spettacolo, fino alla gestione di impianti da sci sull’Appennino modenese.

Il tentativo della Mantovani nell’allargare il proprio raggio d’azione in Regione, tornando in quella Bologna in cui è nata e in cui ha studiato, si concretizza tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 quando si avvicina alla corsa elettorale del futuro sindaco Pd di Bologna, Flavio Delbono. Ma è il contendente alla poltrona di sindaco, Alfredo Cazzola del Pdl, a spararla grossa e a beccarsi pure querele: “La Mantovani ha finanziato la campagna elettorale di Delbono”.

Passa poco, siamo nel giugno 2009, e la bolognesissima animatrice del Pavarotti&Friends diventa assessore alla cultura del comune di Bologna. Tempo di un amen (lo scandalo Delbono si consuma nel gennaio 2010) e il ricordo dell’assessore Mantovani a Palazzo d’Accursio si condensa in uno sparuto elenco di episodi chiave: la consegna di un “fallo di metallo” per il concorso di bellezza trans al Cassero, un po’ di attrito con il direttore dell’Arena del Sole, Paolo Cacchioli, reo di non mettere in primo piano grandi eventi teatrali su cui l’amministrazione avrebbe puntato più di ogni altro modo e un’indagine che coinvolge direttamente la Mantovani per la cessione gratuita di un’ala di palazzo dei Notai. A cui segue un’ulteriore marginalizzazione della vena creativa e commerciale della Mantovani, ora vicina al direttore dell’EuropAuditorium di Bologna, Filippo Vernassa.

E se a guardare oggi quell’epoca sembra addirittura di trovarsi in un’altra era geologica, quella della spettacolarizzazione privata degli eventi culturali che a Bologna non ha attecchito nel campo pubblico e che a Modena si è esaurita in pochi giorni dopo la morte del maestro, che dire dei cosiddetti “friends” (Bono, Zucchero, Elton John, ecc…) spariti come fantasmi? Con tutti i suoi limiti di gusto e di sperimentazione musicale, Pavarotti ha trasformato Modena nel giro di un decennio nella capitale di una popolarizzazione della lirica (e una lirizzazione del pop) che non ha avuto eguali. Adesso rimane solo qualche briciola di un dignitosissima esibizione dal vivo di giovani e promettenti talenti che non viene trasmessa in diretta nemmeno da E’Tv.

(d.t.)