Probabilmente pensano a uno spinello e si immaginano i vampiri (femmine). Ma soprattutto vogliono che la visione ce l’abbiano gli altri, a iniziare dai ragazzini. Il plurale comprende Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri con delega alla famiglia, alla droga e al servizio civile, e il cantante di Sassuolo Filippo Neviani, più noto al popolo dei giovani e dei giovanissimi con il nome d’arte di Nek. Ma oggi, a presentare alla mostra internazionale del cinema in corso a Venezia lo spot (in circolazione da mesi) della campagna 2011 contro l’assunzione di droghe leggere, erano in compagnia. Quella di don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, e dell’attore Giuseppe Fiorello, presente come testimonial.

Le droghe leggere “mangiano” i giovani, si veda alla voce vampiro. Dopo il “chi”, veniamo al “che cosa”, riassunto nel pay off  “non ti fare. Fatti la tua vita”. E fin qui un messaggio contro l’assunzione di sostanze stupefacenti. Di particolare, però, lo spot voluto dalla presidenza del consiglio dei ministri ha due elementi. Il primo è che si riferisce solo alle droghe leggere, non alludendo a eroina, cocaina o a droghe sintetiche. Il secondo è la “chiave simbolica” usata per parlare di marijuana: una ragazza avvenente – e visibilmente truccata, a fare da contraltare all’altra protagonista, un’adolescente acqua e sapone – che tenta di sedurre un giovane e, sul più bello, si trasforma in un vampiro che tenta di divorarlo.

Un incubo frutto dei fumi delle droghe, si deduce dal filmato, da cui svegliarsi per essere restituiti a un paesaggio alpino che dovrebbe richiamare, attraverso immagini di Alpi innevate e gite scolastiche, i “veri valori” della vita. Il tutto condito dalle note da “E da qui”, tormentone di fine 2010 interpretato dal cantante modenese.

L’interpretazione sembra essere corretta. “Sin dall’inizio”, ha infatti dichiarato Giovanardi da Venezia, “abbiamo creduto fortemente in questa iniziativa e abbiamo voluto ribaltare e, nel contempo cancellare, l’immagine della droga come scorciatoia per il piacere e la felicità, affermando che essa è distruttiva e porta a un peggioramento della qualità della vita, della stima di se stessi e della considerazione da parte degli altri”.

Usare un volto mostruoso che sembra uscito dalla pellicola “Essi vivono” di John Carpenter deve essere sembrato una buona chiave di veicolazione del messaggio. “Durante questi mesi”, ha aggiunto il sottosegretario, “abbiamo monitorato l’andamento della campagna e i risultati hanno confermato che lo spot ha funzionato soprattutto tra i giovani, grazie all’incisività delle immagini e al contenuto che è stato chiaro e inequivocabile”.

Radicali italiani e Vasco Rossi: “Spot misogino”. Per i radicali italiani, lo spot è “misogino e inutile”. Lo hanno dichiarato annunciando un presidio di protesta proprio al Lido e hanno ribattuto innanzitutto con un invito: “Giovanardi: fatti antiproibizionista” perché – prosegue la nota radicale – “i quartieri delle nostre città sono diventati dominio di spacciatori che hanno capito l’enorme guadagno [derivante dallo spaccio]. Solo in Italia 20 miliardi di euro sono gli incassi del commercio della droga proibita e 4 milioni i consumatori trasformati in criminali. È evidente che le politiche repressive sulla droga devono cambiare passo poiché i costi per i cittadini e lo Stato sono enormi e inefficaci. Sono 28 mila i detenuti per violazione della legge sugli stupefacenti”.

Tra una terapia e in controllo in clinica, nelle polemiche si è lanciato anche Vasco Rossi via Facebook. Nella sua bacheca ha infatti scritto che “lo spot rappresenta in questo modo la ‘droga che ti uccide’. Non è mai morto nessuno a causa di uso o abuso di marijuana. I radicali a Venezia stanno manifestando contro questo spot che è anche misogino: Giovanardi deve odiare pure le donne, se le vede come vampiri”. E giù caterve di “mi piace” e commenti – peraltro non sempre benevoli verso il rocker di Zocca – sugli argomenti più disparati in tema, compresi gli usi terapeutici delle droghe leggere. E l’altra recentissima sparata di Giovanardi, stavolta dal retrogusto anti-gay.

E sul bollino antidiscriminazione: “Senza senso. Gay e persone normali sono tutti italiani”. Nei giorni scorsi infatti il sottosegretario – ormai noto per sparare ad alzo zero su tutto, dal caso di Stefano Cucchi, il giovane morto per i pestaggi in carcere, alla strage di Ustica, per la quale riporta in auge la smentita tesi della bomba a bordo dell’aereo decollato da Bologna il 27 giugno 1980 – se l’è presa con il progetto “Friendly Italia”. Ideato dalla deputata Pd Anna Paola Concia, vorrebbe la diffusione di una “certificazione” per il rispetto delle diversità. È una specie di bollino da apporre su locali pubblici che accolgono chiunque, indipendentemente da etnie, religione o tendenze sessuali. Per Giovanardi, invece, è una “cosa senza senso. È una forma di autoghettizzazione che non migliora la condizione di chi è discriminato”.

E poi prosegue non osservando un linguaggio del tutto “politicamente corretto”. “Non esistono gay o persone normali, bianchi o neri, tutti sono italiani. Segnalare ‘locali amici’ è come se un bar affiggesse all’ingresso il cartello ‘sono accettate le donne’, oppure ‘qui gli extracomunitari possono entrare'”. Glissa invece sul numero crescente di aggressioni ai danni di persone omosessuali. “L’aumento degli atti violenti è un fenomeno generalizzato che non colpisce solo i gay, ma tutti, specialmente le donne. È la società in generale a essere sempre più intollerante nei confronti di tutti”. Soprattutto quando si tracciano differenze – anche lessicali – tra “gay e persone normali”.