“I dati positivi per due università, Bologna e Milano, ci motivano ancora di più nell’attuazione rapida della riforma universitaria”. E’ il commento del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini alla classifica QS che vede la sola Alma Mater di Bologna tra i 200 migliori atenei al mondo. “Bisogna tornare dall’autonomia alla responsabilità, con più merito e ricambio generazionale, oltre a una maggiore mobilità interna alle Università”, ha detto Gelmini a margine della Summer School delle fondazioni Magna Carta e Italia Protagonista, in modo da “evitare la distribuzione delle risorse a pioggia e puntare su un serio sistema di valutazione, con più fondi a chi sa spendere meglio”.

“Deve migliorare il sistema nel suo complesso – ha concluso il ministro – e non è solo questione di risorse, ma di regole. Quelle che la riforma introduce sono legate alla trasparenza e al merito e come ministero siamo impegnati a vigilare affinchè l’approvazione degli statuti avvenga in maniera corretta e rigorosa rispettando il dettato della riforma”.

Se la top ten è una meta inarrivabile, anche aggiungendo uno zero la situazione non cambia. Per le università italiane piazzarsi tra le 100 migliori del mondo è impresa ardua. Nel Qs World university ranking 2011, infatti, si incontra un ateneo del nostro Paese – l’Alma Mater di Bologna – soltanto prendendo in considerazione i primi 200. Non che sia andata molto meglio negli anni passati: un raddoppio – con l’arrivo de La Sapienza – si era registrato l’anno scorso, ma la permanenza dell’ateneo romano nella top 200 è durata poco visto che quest’anno ne è uscita.

Se è vero che nella classifica totale – 712 università, con una top ten nella quale da anni si alternano Usa e Regno Unito (Cambridge resta in testa) – sono presenti 21 atenei col tricolore, è altrettanto evidente che bisogna scorrere molto l’elenco per scovarle tutte. Le migliori performance le hanno fatte registrare, oltre all’ateneo bolognese (che comunque 176ma nel 2010 è quest’anno 183ma), La Sapienza, che però ha perso colpi scivolando dal 190mo posto dell’anno scorso al 210mo, l’ Università di Padova scesa di due gradini (dalla 261ma posizione alla 263ma), l’università di Milano che ha fatto, invece, un deciso balzo in avanti salendo da oltre la 451 posizione alla 275ma e il Politecnico di Milano risalito dal 295 posto al 277mo.

“Tutte le Università italiane messe insieme non prendono i finanziamenti di uno dei primi 10 atenei di qualsiasi graduatoria mondiale” constata amaramente il professor Luciano Gamberini, dell’Università di Padova, che ha la delegazione nell’ateneo veneto al monitoraggio dei ranking internazionali.

“Considerata la mole di Atenei che vengono presi in esame – aggiunge – l’Italia si piazza comunque bene. C’è da tener presente poi che il metodo di valutazione varia a seconda dei parametri. Da noi, per esempio, non si tiene conto di posti letto per gli studenti, perché l’Esu, che pure é al servizio dell’Ateneo, non è dell’Università”.

E da Milano si fa notare con orgoglio che se si guarda il risultato ottenuto nell’area disciplinare dell’Engineering and Technology, il Politecnico si posiziona quest’anno al 48/o posto al mondo (era 63/o nel 2010), “prima università italiana nella storia del rankings Qs a entrare tra le 50 migliori università tecnologiche del mondo”.