Voglio reagire alla linea di pensiero che sembra prevalere nei commenti quando si parla del tabù italiano dal nome “evasione fiscale”. Sia nel mio blog che in quello, molto più autorevole in materia, di Bruno Tinti, il campione non rappresentativo di lettori-commentatori rifiuta l’equazione – peraltro dimostrata dalle statistiche – ‘lavoratori autonomi = evasori’. Sostenerlo equivarrebbe, secondo loro, a incitare a una “guerra tra poveri“.

Mi viene il sospetto che questo campione non rappresentativo abbia un po’ la coda di paglia. Ma come guerra tra poveri? Quali poveri? Cito da un articolo di Bruno Tinti: “se [l’evasore] non ha evaso, per anno, imposte maggiori di 77.000 o 103.000 euro (frode fiscale o dichiarazione infedele), non lo si può processare: non ha commesso alcun reato! Siccome in genere l’imposta è pari alla metà del reddito evaso, stiamo parlando di gente che ha fatto “nero” per 150.000, 210.000 euro (per anno!) e che il nostro munifico Stato considera peccatori veniali, da lasciar perdere, da non “accanirsi”; e che sarà mai?

Scusate, caro campione non rappresentativo, ma duecentomila euro all’anno vi paiono il reddito di un povero? Quasi ventimila euro al mese? Voi li guadagnate? Io no, e non succederà in tutta la mia vita professionale, nemmeno se arrivassi al vertice massimo della carriera di funzionario internazionale.

Non parliamo poi della novella lotta senza quartiere ai mega-evasori, vale a dire dai tre milioni in su. Tre milioni! Ma chi li ha mai visti, tra noi comuni mortali?

Certo, poi c’è il numeroso popolo dei piccoli commercianti, delle partite Iva eccetera che si sente preso di mira e si considera il pesce piccolo finito nella rete. Mi dispiace, ma qui entra in gioco il concetto dell’uguaglianza di fronte alla legge; se dovrebbe valere per Berlusconi, perché non per il mio macellaio, panettiere, avvocato?

Credo di non essere il solo che, soddisfatto del proprio lavoro e del proprio tenore di vita, si guarda intorno (l’ultima volta a luglio, in vacanza in Liguria) e vede barche, ville e altre esibizioni di ricchezza piuttosto diffuse ma che non potrà mai permettersi.

Allora non è una guerra tra poveri. Per fortuna non è una guerra, e non auspico che lo diventi. E’ una convivenza (forzata) tra onesti e disonesti, con i secondi che vivono da decenni alle spalle dei primi e che – matematica insegna – hanno contribuito a generare il nostro enorme debito pubblico.

Sarebbe bene che, almeno stavolta, non siano solo gli onesti a pagare.

Disclaimer: Come riportato nella bio, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.