Il loro obiettivo era chiaro ma – almeno secondo la politica britannica – pericoloso: protestare contro «l’avanzata islamica» nel quartiere di Londra popolato dalla più grande comunità musulmana del Regno Unito. A giudicare rischioso il progetto degli iscritti dell’English Defence League, ora, è stata proprio Theresa May, ministro dell’Interno, che ha temuto possibili scontri e disordini a meno di un mese dai tumulti che hanno interessato la Capitale. Così la marcia in programma domani a Tower Hamlets è stata cancellata. Con grande sollievo per la popolazione locale, per il sindaco del borough e per i leader delle comunità islamica ed ebraica.

Eppure, sul loro sito, i simpatizzanti dell’EDL si danno comunque appuntamento nei pub del quartiere e promettono – visto che la marcia è bandita – una «manifestazione statica». La rete di Indymedia, i Socialist Worker e tanti altri gruppi di sinistra promettono delle contromanifestazioni. Così, per domani, il rischio è che la polizia ricorra, su entrambi i fronti, al «kettling», tecnica di contenimento della folla già vista sulle strade di Londra in occasione delle proteste studentesche quando i manifestanti vennero accerchiati e lasciati senza acqua, cibo e servizi igienici anche per ore.

L’English Defence League è un gruppo di estrema destra fondato a Luton, a nord di Londra, nel 2009. Al momento vanta qualche migliaio di iscritti in tutta l’Inghilterra. L’EDL si dice «associazione non razzista, multireligiosa e multirazziale», ma, per statuto, si oppone al radicalismo islamico. Ora l’EDL, sempre sul suo sito, sostiene che l’aver impedito la manifestazione di domani sia stato «un grande sbaglio». E, con il post “Dieci ragioni per dimostrare a Tower Hamlet”, suggerisce ai propri iscritti di portare avanti comunque, in quel giorno, qualche forma di protesta non statica. Una marcia su Londra al grido di «Allah è il male», per usare un eufemismo.

Ma la decisione del ministro dell’Interno, comunque, è giunta dopo una richiesta della stessa Metropolitan Police che temeva per domani disordini a sfondo razziale. La May ha detto di voler difendere «le comunità e le loro proprietà» e che il divieto è la migliore tattica per prevenire ogni problema. Ad applaudire la sua decisione anche Nick Lowles, direttore di Searchlight, una rivista “contro fascismo e razzismo”. Secondo Lowles, “questa è una vittoria del senso comune”. Perché, sostengono in molti oggi in Inghilterra, non si può spegnere un fuoco buttandoci sopra della benzina.

Eppure altre associazioni si sono scagliate contro il divieto, valido per i prossimi trenta giorni. Il timore è che opporsi a un gruppo giudicato da molti poco democratico con mezzi altrettanto antidemocratici non sia la mossa più produttiva. E il consiglio per il futuro è quello di cercare di organizzare delle contromanifestazioni in grado di opporsi all’ideologia alla base dell’EDL – che non va di certo nella direzione dell’inclusione e del multiculturalismo – mostrando alla popolazione quali siano i veri sentimenti della maggior parte degli inglesi.

All’inizio di agosto il ministro May aveva bandito una marcia a Telford che però si era tenuta lo stesso, pur senza incidenti. Certo, quel legame emerso con il terrorista di destra Anders Behring Breivik, massacratore di Oslo e di Utoya, non aiuta la fama gli iscritti dell’EDL. Sulle sue pagine Facebook e sul suo manifesto, più volte Breivik aveva lodato l’operato del gruppo inglese, che tuttavia, dopo i fatti norvegesi, aveva subito preso le distanze. E sul sito dell’English Defence League continua a essere seguita con grande attenzione l’inchiesta scandinava.

di Matteo Impera