Sono stati interrogati questa mattina negli uffici della Questura di Roma in qualità di persone informate dei fatti gli avvocati Giorgio Perroni e Nicola Quaranta, difensori di fiducia di Gianpaolo Tarantini nell’inchiesta in corso a Bari sulle escort procurate dallo stesso Tarantini a Silvio Berlusconi. E’ iniziato verso le 17 e continua tutt’ora invece, l’interrogatorio della segretaria particolare del premier, Marinella Brambilla.

All’uscita dalla questura, Quaranta ha rilasciato alcune dichiarazioni: “Devo pubblicamente smentire quanto avrebbe riferito Tarantini al Lavitola in varie circostanze e, in special modo, in ordine ad alcuni colloqui avvenuti tra me e il procuratore capo di Bari. Neanche una virgola di quanto riportato dal Tarantini al Lavitola corrisponde al vero”. Lo afferma in una nota uno dei due legali di Giampaolo Tarantini, Nicola Quaranta.

“E’ invece evidente – aggiunge – che il Tarantini abbia più volte ‘utilizzato e strumentalizzato’ nei suoi colloqui telefonici l’autorevolezza della mia figura professionale per dare credito e consistenza alle sue ipotesi nei confronti del suo interlocutore”. “Il segreto professionale e l’aver già riferito tali circostanze alla Procura di Napoli – conclude Quaranta – mi impongono di non approfondire pubblicamente la questione”.

Il ruolo dei due legali viene spesso citato nell’ordinanza che ha portato in carcere lo stesso Tarantini e la moglie per estorsione ai danni del premier. Tanto che il gip Amelia Primavera dispone che gli arrestati non possano conferire con i legali fino ad avvenuto interrogatorio di garanzia.

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Sono Tarantini e Lavitola, nelle conversazioni, a fare spesso riferimento ai legali e alle informazioni che questi si scambierebbero, anche con il legale di Berlusconi, parte offesa nell’inchiesta per estorsione. Scrive in fatti il gip: “La circostanza della consegna di quella somma (i 500mila euro contestati come estorti, ndr) da Berlusconi al Lavitola è stata comunque comunicata al Tarantini dal suo avvocato Perroni che l’avrebbe appresa, a sua volta, dall’avvocato Niccolò Ghedini”.

GT: senti Và (Valter), ti volevo dire una cosa strana che mi ha chiesto Perroni oggi.
VL: eh.
GT: mi sono incontrato…va bè che non so se tu sai che è uscito il fatto della D’Addario, sai de…
VL: no. Me lo stava dicendo adesso tua moglie, ma da ieri non ho visto i giornali.
GT: va bè…che ha ritrattato tutto, ha detto che è stata obbligata da…dall’avvocato, che è la compagna di Scelsi…va bè, ste cose qua. Poi, ad un certo punto, mi prende un attimo e mi dice nell’orecchio: “ma lei li ha avuti…ma, senta, mi tolga una curiosità, perchè mi hanno chiesto…mi ha chiesto – inteso come Nicolò, di chiesto – ma ha avuto poi i 500 lei?” Ho detto: “guardi…” ho detto:”no, veramente no.” Oh?
VL: eh! Ti sento, ti sento.
GT: io sono rimasto di cazzo. Ho detto: “no, me li doveva dare, perché siamo rimasti così l’ultima volta.”
VL: roba da pazzi. Questi sò scemi, sò pazzi.
GT: non vorrei che lui gli abbia detto così a…Nicolò.
VL: chi lui?
GT: lui, il Presidente.
VL: (incomprensibile)
GT: eh?
VL: robe dell’altro mondo, robe dell’altro mondo.
GT: magari! (Incomprensibile) mi cambia la vita (detto in dialetto).
VL: eh?
GT: dico: magari!
VL: va bè. Poi?
GT: no, e basta. Scusa ma informati tu.
VL: e certo che m’informo! Va bè, poi ti dico; quando stai tu solo ci parliamo, mò lascia stare. Però il problema…tu non devi fare tutte le cose che ti dico io, tu gliele vai a dire a Nicla, per piacere.
GT: no, ma che…
VL: capito?
GT: no, però la cosa che mi ha detto oggi mi ha fatto rimanere di merda, cioè, sono rimasto di cazzo io.
VL: va bè. Lascia stà dico, mò però fai una cosa po…tu mi riesci a chiamare tu più tardi?
GT: si.
VL: oppure Nicla sta vicino a te?
GT: eh si.
VL: va bè dai, parliamoci dopo io e te, no?
GT: va buò.

Da qui nascerà uno scontro tra lo stesso Tarantini e Lavitola. Il primo accusa il secondo di essersi, in pratica, intascato l’80% del totale: “Tale somma, di fatto consegnata in più riprese dalla Brambilla al Lavitola, con il sistema prima descritto, è pervenuta, come già si osservava, solo per centomila euro nell’effettiva disponibilità dei coniugi Tarantini, essendosi il Lavitola appropriato le somme restanti (destinate nei fatti proprie iniziative economiche) e avendo taciuto al Tarantini il ricevimento dell’intera somma allo stesso promessa […] Al Tarantini che, in conseguenza di questa “rivelazione” ne ha chiesto conto al Lavitola, questi ha riferito di avere di fatto accantonato la somma su un conto chiuso in Uruguay, per le necessità legate ad una eventuale attività all’estero dello stesso Tarantini, senza metterla a disposizione dello stesso per i consumi eccessivi del suo nucleo familiare;

GT: ma guarda che tu a me la notizia che mi hai dato oggi, per me vale oro, è come se mi avessero detto: “sei assolto”. Perché lui aveva dato una parola e l’ha mantenuta.
VL: eh, ma è logico Gianpà che l’ha mantenuta!
GT: ma se l’avessi saputo però! Eh, ma perché cazzo non mi hai avvisato! Io sarei stato ipercontento, ti avrei detto: “Valter, ti bacio in bocca, perché il merito dei 500 sò i tuoi, non sò i miei, perchè chi mi ha portato là: tu.”
VL: ma che c’entra chi ti ha portato là! Ma secondo te quello te li ha dati perché siamo andati là? Te li ha dati perché io gli ho fatto due palle come una mongolfiera, Gianpà.
GT: appunto! e io che sto dicendo?
VL: fatti i conti che io ancora ne devo avere 230, tra parentesi eh.
GT: va bè. Mò ndò stanno sti cazzo di soldi.
VL: stanno su…aspetta un secondo, fammi vedè chi è (squilla un altro telefono). Tutti i soldi stanno su un conto chiuso in Uruguay.
GT: va buò.
VL: comunque, Gianpà, il risultato è…mò voglio vedè allora quanto sei uomo, allora, visto che è così. Non dire un cazzo a tua moglie, scordati questi soldi; il momento che tu te ne devi andare fuori, te li piglio e te li metto su un conto, anzi, non te li piglio, non te li metto su un conto niente; tu sti soldi vanno per un’attività, individuiamo un’attività, fosse pure a Roma, io lì, mi litigo con lui e te li metto, però su un’attività Gianpà, perché se te li do in mano a te questi soldi sai quanto durano? Due mesi.
GT: Và (Valter) ma ti posso dì…ti posso chiedere un favore?
VL: eh.
GT: ma me lo fai?
VL: si.
GT: mi fai andà a parlà con lui, perchè io so sicuro che io e lui, davanti, da soli, a me lui non mi da 500, perché lui mi conosce, sa che Gianpaolo Tarantini prende i soldi dall’ENI, prende i soldi da Finmeccanica, da dove cazzo li prende, lui lo sa che io li prendo, a me me ne servono 5 domani? Lui lo sa che io ne prendo 20, perché lui lo sa come so capace io a prenderli i soldi, io li ridò tutti e 5.
VL: Gianpà scusa, ma noi ci siamo andati e quello là ti ha fatto così.
GT: e tu mi hai fatt…tu gli hai detto 500, perché se parlavo io gli chiedevo 3 milioni e quello diceva: “si”, ti assicuro.
VL: Gianpà se tu gli chiedi 3 milioni, quello ci cacciava fuori a tutti e tre.
GT: Và (Valter) ma che cosa dì(ci)? Ma tu non…con chi stai parlan…ma tu lo conosci a quello?
VL: no, io non lo conosco, per fortuna che lo conosci tu.
GT: e allò…agli altri si e a me no? Io sò il coglione de tutta la storia?
VL: ma no, Gianpà io non ci credo agli altri, di tutte queste…
GT: come non ci credo, Và, stanno…stanno…sta negli atti i bonifici a Lele Mora, sta negli atti.
VL: ma lascia perdere, ma tu lo sai qual’è il rapporto di Lele Mora con lui o non lo sai?
GT: quale, che gli faceva schifo, te lo dico io che vivevo là dentro, io dormivo a casa sua…
VL: ma che c’entra.
GT: …gli faceva schifo, gli faceva vomitare
VL: va bè Gianpà, va bè va bè, lascia stà, allora c’hai ragione tu.
GT: allora la casa di Sabina è una…è finta. Cioè, la casa di Sabina, dove vive ora, è finta.
VL: ma non lo so, la casa di Sabina…io la casa di Sabina non lo so, comunque io ti dico che per quella che è la mia esperienza, tu vai là e gli vai a chiedere tre milioni, quello ti caccia fuori a pedate.
GT: ma io non glieli chiedo. Io a lui gli voglio dire una cosa, mi voglio mettere di fronte e gli voglio dire: “Presidè io non c’ho una lira, sono disperato, sto facendo sta cazzo di operazione, non ci sta, nel frattempo, per favore, mi vuoi mantenere come Cristo comanda, senza avere rotture di coglioni di nessun genere?” Mi deve dire: “no”? Io non ci credo.
VL: Gianpà, quello che cosa ti deve dire, ti deve dire: “lo sto facendo”, com’è vero che lo sta facendo.
GT: oh! Ma io non voglio avere, però, rotture di coglioni, Valter!