Confusione, debolezza, scarsa credibilità. Piovono critiche sul governo. E per una volta a parlare non è l’opposizione, ma il gotha del mondo economico italiano, riunito a Cernobbio per il Workshop Ambrosetti, in un ambiente tradizionalmente ostile ai toni urlati e alle forzature.

Ad attaccare per primo, in mattinata, è il presidente dell’Università Bocconi ed ex commissario europeo alla concorrenza Mario Monti: “La grande confusione, la mancanza di chiari messaggi di questi ultimi giorni, temo possa far risorgere in molti, in Europa, un senso di diffidenza nei confronti della capacità dell’Italia di andare su una strada definita, capace di portarla verso una maggiore crescita e verso l’equilibrio finanziario”. Parlando con i giornalisti il presidente dell’Università Bocconi ha ricordato di avere “espresso parere sostanzialmente positivo sulla versione di metà agosto della manovra”. Ma “la cosa peggiore – ha ricordato – sarebbe rinfocolare la diffidenza dell’Europa e mettere in imbarazzo la Banca centrale europea che ha fatto, nei confronti di Italia e Spagna, il massimo di quello che poteva fare nelle circostanze. Quindi – ha concluso – l’urgenza di decisioni chiare e chiaramente comunicate, a differenza di quanto avvenuto negli ultimi giorni, mi sembra molto importante”. Il consiglio dell’economista è tanto semplice quanto lontano dal comportamento dell’esecutivo. Basta, dice Monti, con i “calcoli millimetrici volti a minimizzare lo scontento dell’elettorato”.

Un tema, quello della debolezza del governo di fronte all’elettorato su cui si sono innestate anche le considerazioni del vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei. Primo punto, addirittura “ovvio” è la debolezza del governo. Se non fosse così, dice, “se in qualche modo ci fosse la volontà di decidere, un governo forte lo farebbe in maniera indipendente dalle reazioni”. Il secondo punto è invece il dopo-Berlusconi. E qui il vice di Emma Marcegaglia ha mostrato aperto sostegno al banchiere Alessandro Profumo. Una investitura in piena regola per l’ex presidente di Unicredit – che ieri ha anticipato una sua possibile “discesa in campo”, data in quota Udc – definito come “persona estremamente intelligente”.  “Ben vengano – ha detto Bombassei –  persone brave e di buona volontà, ha già dimostrato di essere bravo, e qualsiasi cosa farà sono sicuro la farà bene”.

Di certo, al di là degli scenari politici a venire, restano le incertezze di oggi. Le borse, ancora in netto calo da questa mattina (Milano è scivolata fino a -3%). E poi l’incubo dello spread, tornato oggi a quota 324 punti nonostante lo sforzo della Bce che da settimane ormai compra titoli italiani per tentare di contenere gli interessi sul debito pubblico italiano ed esorcizzare quella manovra-quater che ormai in molti vedono come inevitabile mentre ancora la terza è ferma al palo.

Su questo è intervenuto l’economista Nouriel Roubini, tracciando un collegamento diretto tra la debolezza politica e quella finanziaria del nostro Paese. “I mercati finanziari – ha detto – sono preoccupati per la credibilità della politica italiana”. A livello internazionale è certo che “vi sia stata la preoccupazione che la leadership (italiana, ndr) sia compromessa”. “Non c’è abbastanza credibilità: questo è il problema”, ha insistito.

Per Roubini la soluzione sarebbe un cambio di governo per “ristabilire la fiducia”. “L’Italia probabilmente ha bisogno di austerità fiscale, ma deve anche pensare alla crescita economica” ha osservato.

Roubini ha riservato solo elogi, invece, per il futuro presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. A suo parere, il governatore di Bankitalia era il candidato “migliore” a sostituire Jean Claude Trichet per la sua esperienza e per le sue “abilità diplomatiche e di leadership”. “Spero che sia un leader molto forte”, ha aggiunto, “è la persona giusta”.