Canile abusivo, senza agibilità e abitabilità. Questa la situazione del canile di Trebbo di Reno, a Bologna, prima di essere sgomberato con forza dalla Polizia Municipale, il 29 aprile 2011 e, forse, ancora prima di quel giorno. O almeno questo è quello che sostiene l’ex gestore della struttura, Alberto Rodolfi, costretto a rinunciare dopo un anno al contratto (32mila euro) di gestione del canile proprio per aver avvisato il Comune di Bologna della mancanza di sicurezza in materia di igiene pubblica e di un piano di sicurezza per i dipendenti, che il Comune stesso avrebbe dovuto garantire già nel bando di gara per l’assegnazione.

E’ successo nella civile Bologna, tra le città più tolleranti ed avanzate in termini di diritti degli animali, proprio dove sul finire del mandato di Sergio Cofferati, l’assessore alla sanità Paruolo aveva fatto approvare un regolamento di tutela della fauna urbana (29 aprile 2009) tra le più all’avanguardia nella tutela degli animali.

I protagonisti attuali della vicenda sono, appunto, Rodolfi; l’associazione “la Cuccia” (che gestiva le adozioni dei cani al Trebbo) e il dirigente comunale del “coordinamento sociale e salute”, Davide Minguzzi.

Un rimpallo di reciproche accuse sui documenti e sulle garanzie di sicurezza necessarie ad una corretta gestione della struttura bolognese che inizia, o meglio prende una brutta piega, il 29 aprile 2011, quando il canile comunale di Bologna viene chiuso  per volontà del comune stesso, con un blitz che ha mobilitato una ventina di agenti della municipale in assenza del gestore responsabile Rodolfi.

I circa 80 cani presenti sono stati trasferiti forzatamente presso il canile  “Il Giovanetto” di San Giovanni in Persiceto, mentre i gatti sono rimasti presso la struttura del Trebbo, il cui accesso è stato fortemente limitato sia al pubblico, sia ai volontari de “la Cuccia”, almeno fino alla riapertura della struttura stessa che dovrebbe avvenire il primo ottobre prossimo, dopo regolare gara d’appalto che prevederà la cogestione tra Comune e l’associazione animalista che vincerà il bando.

Oggetto del contendere tra Rodolfi e il Comune è stato la mancanza del piano di sicurezza per i dipendenti. A questo proposito l’ex gestore accusa il comune di Bologna di gravi e serie inadempienze, al punto da rendere non valido il bando vinto per la gestione del canile del Trebbo dal primo gennaio 2010. Il gestore,dirigente d’azienda nonché  appassionato di cani, che vanta altre esperienze di gestione di canili, paragonando la realtà bolognese “al Burundi”, lamenta che il comune avesse lasciato la struttura carente di agibilità e abitabilità, in particolare per quanto riguarda la messa a norma degli impianti di luce e gas. “A questo si collega la mancata presenza dell’autorizzazione in materia di igiene pubblica della struttura”, aggiunge Rodolfi, “Il canile non garantiva le condizioni di sicurezza, visto che al bando non era allegato il Duvri, il documento che valuta i rischi per la sicurezza per tutti i lavoratori e volontari ammessi nelle struttura”.

“Era il comune a doversene occupare”, sottolinea con forza l’ex gestore, “in caso contrario sarei potuto incorrere in serie denunce penali”. Rodolfi sostanzialmente accusa il comune di Bologna di gestire un canile abusivo: “A questo il comune non ha risposto con un adeguamento delle struttura ma con la proposta di una risoluzione del contratto che sono stato costretto ad accettare. La struttura doveva tornare nelle mani del comune a fine aprile 2011 , io in cambio ho chiesto soltanto garanzie a palazzo d’Accursio per i miei dipendenti, speravo fossero riassunti nella futura gestione”.

Il 29 aprile 2011, un giorno prima della chiusura ufficiale della gestione Rodolfi il comune decide di intervenire con le forze dell’ordine e deportare gli 80 cani presenti nel canile di San Giovanni in Persiceto per 4 mesi, in attesa di una nuova gestione e di una ristrutturazione delle struttura. Commenta a questo proposito Rodolfi: “circa negli stessi giorni erano in 13 per catturare Bin Laden, qui al canile sono venuti il doppio” .

Sulla stessa linea di Rodolfi l’associazione di volontariato la Cuccia, che lamenta anche il problematico condimento tra la clinica di Ozzano a cui erano affidate le cure veterinarie e il comune, oltre alla mancata riscossione da parte del comune stesso di numerose multe ai danni di proprietari di cani.

Palazzo d’Accursio, per voce del neo assessore alla sanità Rizzo Nervo dichiara: “pur conoscendo la querelle di seconda mano il Comune entro il primo ottobre sarà perfettamente in regola per garantire ai cani condizioni migliori, atto necessario di civiltà”. Il dirigente Minguzzi, che aveva trattato direttamente la rottura consensuale del contratto con l’allora gestore Rodolfi, smentisce parola per parola le gravi accuse di non agibilità delle struttura e sostiene che il documento sulla sicurezza dei lavoratori fosse da effettuare dallo stesso Rodolfi e non dal Comune. Mentre si impegna a riassumere parte dei lavoratori della ex gestione, ora in cassa integrazione.

Questo almeno fino al primo ottobre, quando la nuova gestione prenderà in mano la spinosa questione. Infatti, i soggetti che nel passato hanno gestito la struttura di Trebbo di Reno, sono stati tra i più disparati: dai facchini della Cofamo (2007-2009), all’associazione dei senza fissa dimora di Piazza Grande (2006-2007), fino alla sedicente associazione animalista il Mondo di Willy dell’impiegato della questura di Bologna Romagnoli, recentemente condannato per favoreggiamento della prostituzione. Senza dimenticare il problematico biennio dell’Enpa di Bologna (2003-2005), allontanata per irregolarità nella gestione a cui, proprio in questi giorni, è stata riassegnata la gestione dello sfortunato canile di Trebbo.

di Laura Budriesi e Davide Turrini