L’ex premier Romano Prodi e l’ex segretario di partito Walter Veltroni hanno già firmato: la legge porcellum (così battezzata dallo stesso autore, il ministro Calderoli) dovrà essere abrogata per ritornare al precedente sistema elettorale uninominale, la cosiddetta legge mattarellum. Ma il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani è categorico: “Io non firmo. Dobbiamo lasciare lavorare la società civile e non metterci il cappello sopra”. A dispetto delle pressioni che da più parti del partito arrivano, Bersani non molla la presa e ieri alla Festa del Pd di Modena (alla presenza di poco meno di 4mila persone), intervistato dal direttore del Tg La7, Enrico Mentana, ha dissipato ogni dubbio, chiudendo gli spazi a possibili ripensamenti.

“Credo che firmeranno in tanti – spiega Bersani incalzato sulla firma di Prodi e Veltroni – ma quando dico che non ci vogliono più i partiti di una volta, mi riferisco anche al rapporto tra i partiti e la società. I partiti non possono fare tutto, io non firmo, ma lo sosterrò, come ho fatto per i referendum del 12 e 13 giugno. Non voglio più che ci siano dibattiti come quelli di quindici anni fa, dove la società civile si poneva come antipolitica, il partito dovrà avere un ruolo positivo, ma parziale. Io sono il primo firmatario di una proposta di revisione della legge elettorale e ne chiediamo la calendarizzazione. Il referendum abrogativo può dare uno stimolo o una spinta per dire addio a questa al porcellum”.

Bersani non raccoglie i messaggi che Arturo Parisi, presidente del comitato promotore del referendum gli rivolge, affermando che  ora “è il momento di dare delle risposte, con un piccolo gesto, una firma.  Non vorrei che qualcuno scoprisse l’extrema ratio dopo il 30 settembre, giorno ultimo per firmare”.

Guardando all’immediato futuro, cioè per la prossima legislatura, Bersani pensa già ad un patto di governo, che passi attraverso una proposta di dialogo a tutte le forze moderate. E non solo: si pensa ad un legge sui partiti e ad una riforma costituzionale, “elementi che ci facciano assomigliare di più ad una democrazia rappresentativa. Ai nuovi possibili arrivati – dice Bersani pensando al nuovo “candidato” Luca Montezemolo – dico che tutti coloro che vogliano mettersi in politica sono i benvenuti, ma bisogna capire da che parte”.

Sull’ostico tema relativo all’inchiesta Penati, invece, il segretario si dice addolorato, nella speranza mai doma che Penati possa dimostrare la propria innocenza, ma ribadisce i criteri che dovrebbero governare una forza politica: “Primo – afferma energicamente Bersani – la magistratura deve fare il suo mestiere, fare il suo corso. Poi tutti i cittadini, inoltre, devono essere uguali di fronte alla legge. Terzo: chi viene inquisito deve dimettersi dalle funzioni istituzionali e politiche e, rispetto al caso di specie, abbiamo ribadito il nostro no alla prescrizione. Non obiettiamo alle critiche, ma pensiamo di riuscire ancora a preservare il volto di questo partito. Non rivendichiamo una differenza genetica, non siamo al riparo dai problemi, chiediamo solo il rispetto di questi criteri”.