La notizia dell’arresto di Gianpaolo Tarantini per l’estorsione attuata insieme al direttore dell’Avanti Walter Lavitola ai danni del premier in cambio del silenzio sul presunto “traffico” di escort a palazzo Grazioli scatena l’indignazione degli avversari politici. Quella in cui si trova Silvio Berlusconi è, dice la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, “una condizione intollerabile”. Perchè, al di là dell’aspetto processuale, “il prestigio della figura del Presidente del Consiglio è ormai da tempo offuscato” ed esiste il sospetto che “la massima carica del governo è stata oggetto, e forse lo è ancora, di squallidi ricatti”. Ma la Ferranti avanza anche alcuni sospetti sulle modalità con cui le notizie sull’indagine sono state diffuse e parla di “sottrazione di numerosi atti posti a base della richiesta di custodia cautelare” e della pubblicazione “degli stessi atti su alcuni giornali nazionali, tra cui Panorama del gruppo Berlusconi”.

Anche da Fli arrivano dure critiche a quello che Aldo Di Biagio definisce un “siparietto da cabaret in cui personaggi di basso profilo si avvicendano in un marasma di falsità”. Un siparietto che, continua l’esponente di Fli, “mette in luce tutto lo squallore in cui è sprofondato da mesi il nostro Governo e certifica il tramonto irreversibile di un sistema marcio e pieno di falle”. Il tutto mentre “il Paese si tiene faticosamente a galla” in una situazione di incertezza economica, fa notare ancora Di Biagio, che poi ironizza: “E’ simpatico sapere che Berlusconi di questo non ne sa nulla, non ha versato soldi, non ha incontrato ragazze e non ha fatto favori. Si tratterebbe di un esempio di bizzarro ricatto a senso unico”.

Il rappresentante del partito di Gianfranco Fini ne ha anche per il direttore dell’Avanti Lavitola, che definisce “signore del dossieraggio sulla casa di Montecarlo”. Ma proprio Lavitola, anche lui destinatario, come Tarantini, di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip della Procura di Napoli, nega di essere latitante e afferma di trovarsi all’estero “per lavoro, da prima che ‘Panorama’ consentisse di esercitare i diritti di informazione dell’indagato mediante la pubblicazione del suo scoop”. Lavitola ha anche aggiunto che è intenzionato a “collaborare con la giustizia per chiarire la questione”.

Sull’inchiesta della procura partenopea ha qualcosa da dire anche il primo cittadino di Napoli ed ex pm proprio in quella procura, Luigi de Magistris, che, autodefinendosi un “osservatore interessato” della vicenda, si lascia scappare che, nella storia dei ricatti, “vengono fuori personaggi, ma ne manca ancora qualcuno, che nel 2007 furono protagonisti del mio addio alla magistratura”. Affermazione abbastanza ambigua e fumosa. Alla domanda su chi sarebbero gli altri nomi, de Magistris si limita a rispondere: “ Non posso dirlo”.